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venerdì 16 dicembre 2011

Neuroscienze in tribunale: quanto fidarsi? - Wired.it

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Caratteristiche del cervello, geni, pressione ambientale. Fattori protagonisti sempre di più nelle aule giudiziarie, fra accusa e difesa, nelle delicate fasi in cui si decide se un imputato è colpevole di aver commesso un reato. E non solo: le neuroscienze, oggi, stanno aiutando a capire quanto, in un certo senso, si sia colpevoli di essere colpevoli.

"I comportamenti criminali possono essere il frutto di una biologia sensibile su cui vanno a insistere determinate pressioni ambientali. Biologia e biografia non sono in antitesi ma si contaminano", spiega Cinzia Caporale, membro del Comitato Nazionale di Bioetica e ricercatore dell' Istituto di Studi Giuridici Internazionali del Cnr di Roma che è stata fra i protagonisti del convegno Neuroetica e tribunali. Profili di responsabilità morale, giuridica e sociale nella prospettiva delle neuroscienze, organizzato a Roma dall’Isgi-Cnr. Obiettivo del convegno: discutere delle implicazioni tecnico-scientifiche, etico-giuridiche, filosofiche e sociali dell’applicazione di tecnologie neuroscientifiche (neurogenetica e neuroimaging funzionale), a scopo investigativo e probatorio nei tribunali.

Gli avanzamenti delle nuove tecnologie di indagine sui fenomeni mentali e sulle disfunzioni del comportamento pongono infatti nuove sfide morali e sociopolitiche, in particolare riguardo all’eventuale loro base genetica. La discussione scientifica è sviluppata a livello internazionale, specialmente nell’ambito dell’amministrazione della Giustizia.

"E' come se avessimo finalmente aperto una finestra sul cervello: le tecnologie neuroscientifiche - continua Caporale - ci permettono di guardare i circuiti e i segnali prodotti dalla mente mentre è in attività. Il supporto fornito dalla caratterizzazione genetica è molto importante perché consente di capire se ci si trova di fronte a persone che presentano determinate predisposizioni. Tuttavia, da qui a dire che abbiamo a che fare con un rapporto di causalità diretta ce ne passa. Non è così. Queste indicazioni scientifiche vanno sempre coadiuvate da altri elementi probanti, da sole non possono produrre un'evidenza".

E allora che risposta si può dare a chi si chiede dove effettivamente arrivi la responsabilità personale e quali sono i nuovi confini dell’imputabilità di chi si rende colpevole di azioni delittuose? "La possibilità di collegare, anche se non in modo causale, tratti comportamentali e tratti genetici - spiega Caporale - rimanda alla necessità non solo di rivedere il concetto di imputabilità della persona ma anche di ridisegnare la punizione del reo. Se si dimostra che una persona ha una maggiore vulnerabilità biologica, psicologica e sociale rispetto a un'altra, ne consegue che anche il trattamento punitivo e riabilitativo dovrà essere differente". Le tecnologie neuroscientifiche, intanto, continuano a diffondersi e stanno entrando sempre di più nei tribunali. Anche in quelli italiani.
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