1. Capire chi sia il "promotore della lettura"
Allora: volete diventare promotori della lettura e, avvisi di lavoro alla mano, siete pronti a inviare a destra e a manca il vostro curriculum. Peccato che in nessun annuncio si cerchi esplicitamente un "promotore della lettura". No, non vi stiamo proponendo una professione fantasma. Ma di certo si tratta di un ruolo estremamente trasversale e ancora non ben definito. I promotori della lettura possono essere definiti come analisti dei testi orientati alla divulgazione e all'insegnamento. In altre parole, operano in tutti gli ambiti che valorizzano il patrimonio culturale presso il pubblico. Possono essere impiegati nel comparto pubblico o in quello privato, come docenti universitari, ricercatori o addetti presso le biblioteche pubbliche; oppure, come analisti letterari presso le case editrici per individuare trend e fenomeni del settore; o ancora, più in senso lato, come produttori televisivi che selezionano testi da trasporre in fiction o da far conoscere al pubblico nei programmi di infotainment. Qual è quindi il compito del promotore professionista? In parole semplici, consiste nello studio delle dinamiche proprie della lettura, intesa sia come processo cognitivo e individuale, sia come trend di mercato. Il fine può essere di pubblica utilità, nel settore pubblico, o uno scopo commerciale, nel settore privato, ma in ogni caso ha la ricaduta socialmente positiva di diffondere il piacere della lettura presso un pubblico che sia il più ampio possibile. Si tratta, insomma, di una categoria estremamente specializzata, eppure al tempo stesso frammentata nei vari settori e nei diversi ruoli.
2. Inquadrare il problema
A questo punto, può sorgere un interrogativo spontaneo: se la professione non è neanche chiaramente codificata, c'è davvero bisogno di promotori della lettura? La risposta è ovvia quando si guarda ai dati (scoraggianti) che descrivono la familiarità degli italiani con la carta stampata.
Le ultime rilevazioni Istat 2011 mostrano che nei 12 mesi precedenti al sondaggio il 53,2% degli italiani con più di 6 anni non aveva letto neanche un libro. In altre parole, più della metà degli italiani nell'età dell'alfabetismo non ha la minima attitudine alla lettura. Fortunatamente, per le nuove generazioni sembra ancora esserci un po' di speranza: dal 2008 ad oggi la percentuale di lettori è aumentata del 3%, una crescita che si concentra soprattutto nelle fasce più giovani (sarà merito dei fenomeni editoriali di Harry Potter, Twilight e Geronimo Stilton?). Peccato che nel frattempo l'impegno pubblico per favorire la lettura non sia certo andato crescendo. Stando all'Associazione italiana biblioteche, negli ultimi 5 anni il budget a disposizione delle biblioteche statali è passato da 30 a 17 milioni di euro l'anno: un taglio pari quasi al 50% delle risorse complessive.
Ecco allora che la presenza di professionisti fortemente determinati, veri "promotori della lettura", diffusi su più livelli nel comparto pubblico e privato, tra istruzione ed editoria, tra istituzioni e università, non può che giovare all'alfabetizzazione del Paese.
3. Leggere. Ovvio, no?
Chi ne sente la vocazione, può impegnarsi ad acquisire le competenze necessarie per diventare un "promotore della lettura". E il bello è proprio che molti professionisti di molti ambiti diversi possono decidere di intraprendere questa strada. Ma prima di tutto bisogna rimettersi chini sui libri. Ma attenzione, c'è un inghippo. Per essere dei "promotori" professionisti, e non dei semplici bibliofili, non è sufficiente agguantare qualsiasi libro capiti per le mani e divorarselo sdraiati sul divano. La lettura deve essere attenta, approfondita e consapevole. Bisogna, in altre parole, studiare i testi che si hanno davanti agli occhi cercando di coglierne i temi sottesi, l'uso del linguaggio da parte dell'autore, . La lettura deve trascendere i limiti di genere, epoca storica e nazionalità, per formare il background del futuro promotore con uno sguardo davvero a 360 gradi.
4. Ampliare i propri studi
Un promotore della lettura deve avere alle spalle una formazione solida che non necessariamente si limiti agli studi letterari. Statistica, marketing, sociologia, psicologia, semiotica: tutte queste discipline possono aiutare gli aspiranti promotori nel trasformare una passione in professione. Master, corsi di specializzazione, dottorati e post-dottorati sono quasi d'obbligo. Ma di certo la prospettiva di lunghi anni chini sui libri (di studio) non potrà scoraggiare chi davvero intende seguire questa carriera.
Fare il "promotore della lettura" è un work in progress. La produzione letteraria globale è troppo estesa perchè chiunque possa vantarsi di averne una conoscenza enciclopedica. Figuriamoci poi se si resta indietro con la lettura! Ma aggiornarsi significa anche studiare, apprendere, analizzare. Insomma, essere sempre pronti a ripartire dal passo numero 3.
5. Rimboccarsi le mani e mettersi al lavoro
Ed ecco infine che giunge il momento di passare dalla teoria alla pratica. Come? In molti modi diversi. Nel campo dell'istruzione, i promotori della lettura lavorano spesso a stretto contatto con i docenti e con le istituzioni per individuare i testi più adatti all'apprendimento, e per rafforzare le competenze della lettura in varie tipologie di soggetti (dai giovani sino ai disabili, passando per gli insegnanti stessi). Nell'ambito della ricerca, i promotori studiano il concetto di lettura e i processi neurologici, sociali e semantici che vi sono dietro.
Nelle biblioteche pubbliche, aiutano a capire se valga o meno la pena acquistare un fondo o un epistolario: usano le loro competenze, insomma, per allocare nel miglior modo possibile delle risorse per definizione scarse. Nelle case editrici, i promotori segmentano le varie fasce di lettori e le loro problematiche specifiche, ma anche i fattori che fanno la differenza tra un potenziale bestseller commerciale, un paperbook estivo, un'opera letteraria immortale e un flop editoriale (cercando, si spera, di evitare almeno questi ultimi!).
Il minimo comun denominatore tra tutte queste attività? Il piacere della lettura e la vocazione a diffonderlo.

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