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venerdì 9 marzo 2012

Disastro in Giappone: cosa abbiamo imparato? - Wired.it

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Disastro in Giappone: cosa abbiamo imparato?
Terremoto, tsunami e incidente nucleare. A quasi un anno dalla tragedia, ecco cinque riflessioni scientifiche
08 marzo 2012 di Daniela Cipolloni
Anche dalle peggiori tragedie c’è qualcosa da imparare. A un anno dal terremoto di magnitudo 9, il quarto più potente della storia, e il conseguente tsunami che l’ 11 marzo 2011 devastarono il Giappone, provocando circa 15mila morti e innescando l’ incidente nucleare peggiore dopo Chernobyl nella centrale di Fukushima-Daiichi, quali lezioni possiamo trarre? Parecchie, secondo uno speciale della rivista Nature: sia da quello che è andato storto, sia da quello che ha funzionato. Ecco le cinque principali riflessioni scientifiche scaturite a posteriori dalla catastrofe nipponica.

Early Warning System
Se prevedere quando, dove e con quale intensità si verificherà un terremoto è ancora impossibile, il sisma dell’11 marzo scorso ha dimostrato quanto siano importanti i sistemi di allerta precoce per limitare i danni e salvare vite. Il Giappone vanta uno dei migliori Early Warning System al mondo, in grado di diramare in pochi secondi l’ allarme di scossa sismica e avvisare l’arrivo di uno tsunami con 5-30 minuti d’anticipo. Eppure, ci sono ancora troppe, colpevoli falle nel sistema.

L’11 marzo scorso, alle ore 14.49, tre minuti dopo la prima scossa, la Japan Meteorological Agency ha emesso il segnale d’allarme di un’onda anomala alta sei metri nella prefettura di Miyagi e di tsunami di tre metri nelle regioni di Iwate and Fukushima. Una serie di errori tecnici hanno portato a sottostimare gli eventi. I muri d’acqua sulla costa sarebbero arrivati a 10 metri e moltissime persone, che in prima battuta avevano esitato a evacuare, persero la vita.

Ciononostante, secondo quanto stima Hiroo Kanamori, sismologo del California Institute of Pasadena, in California, la rapida allerta tsunami ha permesso a migliaia di persone di trarsi in salvo. Oltre al vantaggio temporale, i sistemi di allerta precoce sono un aiuto preziosissimo quando sono abbinati a impianti elettrici di industrie, centrali, mezzi di trasporto. Al momento del terrificante terremoto nella regione di Tohoku stavano circolando 24 treni alla velocità di circa 200 chilometri orari. In pochi secondi sono scattati i freni d’emergenza, nessun convoglio è deragliato o ha subito danni e i passeggeri sono rimasti illesi. È cruciale potenziare la tecnologia esistente, migliorando i dati dei sensori sismici e l’ analisi degli stessi in tempo reale.

Teorie errate
Quasi tutti i giganteschi terremoti recenti hanno violato, almeno in parte, le attuali teorie sismiche, scrive Thorne Lay, del dipartimento di Scienze della Terra alla University of California Santa Cruz. Si pensava, per esempio, che non potessero verificarsi eventi catastrofici in certe zone di subduzione, regioni in cui una placca oceanica scorre sotto un’altra placca. In teoria, doveva essere questo il caso di Sumatra, che invece è stata colpita dal violentissimo sisma nel 2004.
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