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venerdì 2 marzo 2012

Addio a Dalla, tra i fondatori della prima web-tv italiana - Wired.it

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©Edizioni Condé Nast S.p.A. - P.zza Castello 27 - 20121

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Sembra scontato dirlo, una frase messa lì per la circostanza, ma Lucio Dalla, scomparso a 68 anni oggi, primo marzo, stroncato da un infarto a Montreux, Svizzera, è stato il cantautore più multimediale tra i vari italiani. Francesco De Gregori? Poetico, ma troppo nobile, troppo diffidente per sprimentare nuovi media, nuove forme d'espressione che non fossero la musica. Fabrizio De André? Grandissimo, ma troppo accademico e letterario, troppo legato alla tradizione dei cantautori per uscirne fuori. Lucio Battisti? Un grande classico, il Petrarca della canzone italiana, ma diede il meglio di sé in tempi così lontani che nemmeno un genio avrebbe potuto immaginare quelli correnti.

Lucio Dalla era il più disposto a sporcarsi le mani, a duettare, cambiare pelle mantenendo comunque la purezza del suo genio, l'appetito di una vorace curiosità. Era capace di sbilanciarsi e mettersi in gioco. A leggerle oggi, certe sue dichiarazioni sembrano i post irriverenti di un blogger fuori controllo. Dei Prozac+ disse che " la loro musica è di un rigore assoluto, paragonabile a quello della Gioconda. Li ho visti in concerto due volte: fuori della scena sembrano dei tour operator, sul palco sono da neurodeliri", e degli Articolo 31, nel 1998: " Gli ultimi quattro album italiani importanti sono quelli degli Articolo 31: i loro testi sono assolutamente unici". Riuscite a immaginarlo un altro padre della canzone italiana sbilanciarsi con tanta disinvoltura?

Ma Dalla non è stato solo cantautore, anche attore, gallerista d'arte, scopritore di talenti e tra i primi ad aver capito le potenzialità di Internet. E non è un modo di dire: nel 2001 fu il primo direttore artistico di My-Tv, la prima web tv italiana che trasmetteva in streaming. La sua musica riflette questa ansia di sperimentazione a tal punto da risultare caotica. Un enorme motore di ricerca che può trovare ordine solo inserendo delle parole e avviando una ricerca. Qualsiasi parola. Digiti " Amore"? Tra i primi cd indicizzati troverai Americaruso forse il suo più celebre. Digiti " auto"? La prima canzone a comparire sarà Il motore del 2000. Scrivi " Bologna", la sua Bologna dove nacque e viveva in una casa centralissima di 2mila metri quadri che somigliava a un Luna Park a detta da chi ci è stato? La ricerca non potrà non darti Piazza Grande, canzone dedicata a un senzatetto felice di esserlo e che dorme in Piazza Grande, che sarebbe poi Piazza Maggiore, il centro del capoluogo emiliano, e che iniziava dicendo " Dormo sull'erba e ho molti amici intorno a me / gli innamorati in Piazza Grande / dei loro guai dei loro amori tutto so, sbagliati e no" e termina così: " E se non ci sarà più gente come me / voglio morire in Piazza Grande / tra i gatti che non han padrone come me attorno a me".

(Credit per la foto: Corbis)

Google cambia la privacy: 9 punti per capire che succede - Wired.it

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Da oggi la privacy per i servizi di Google è tutta diversa, nonostante le lamentele dell'Unione europea. Ecco le risposte alle più comuni domande.

Perché Google cambia la privacy?

Fino a ieri Google utilizzava politiche di privacy diverse per ogni servizio. Con una sola politica al posto di 60 (sono esclusi però Chrome, Libri e Wallet), Mountain View concentra in un unico luogo tutti i dati raccolti dai vari servizi.

Cosa comporta questa operazione?

Ecco qualche esempio. Google può ora usare le parole che abbiamo cercato in Search per proporci video in YouTube. Se scriviamo in Google Docs il nome di una persona che abbiamo accerchiato in Google Plus questo viene automaticamente corretto. Gli annunci pubblicitari sono ora ancora di più su misura.

Perché ci sono tante proteste?

Google ha creato dipendenza nei confronti dei propri prodotti utilizzando una privacy diversa. L’esempio più appropriato è quello di chi ha comprato uno smartphone Android e ora scopre che l’uso del telefono può incidere sulle proprie ricerche. Come spiega Usa Today, con la nuova privacy Google ha una conoscenza molto più approfondita del proprio miliardo circa di utenti.

Ci sono state anche proteste ufficiali?

Non proprio. L’agenzia francese Cnil, incaricata dall’Ue di studiare la nuova privacy di Google, ha invitato a una pausa di riflessione nell’ipotesi che le nuove regole possano violare le norme europee. La Federal Trade Commission, con cui Google ha chiuso un accordo proprio sulla privacy, ha preso visione delle nuove politiche, ma non si è pronunciata sull’incontro avuto con Google, né Google l’ha fatto.

Come faccio a sapere cosa sa Google su di me?

Google raccoglie dati. Per avere una panoramica dei servizi di Google utilizzati e per gestirli l’utente ha a disposizione la Google dashboard.

Basta non essere loggati per non essere profilati da Google?

No. Google profila sempre e comunque i propri utenti, ma se questi non sono loggati li considera come dei numeri. Li traccia comunque per determinare la pubblicità il più possibile vicina ai loro interessi. È possibile però richiedere di non ricevere annunci personalizzati e bloccare i cookie tramite il proprio browser (Google spiega come fare in Chorme, ma così facendo si perdono alcune preferenze).

Che dati raccoglie Google?

Di tutti i tipi. Ecco qualche esempio. Tutti quelli forniti durante la creazione dell’account, come nome, indirizzo email, numero di telefono, foto ed eventualmente carta di credito. Quali servizi l’utente utilizza e come. Con che dispositivo l’utente si collega (compreso l’eventuale numero di telefono), quale browser usa, indirizzo ip, eventuali crash, informazioni sulle chiamate, posizione, preferenze, query di ricerca. Per l’elenco completo si può consultare la pagina dedicata alla privacy di Google.

Cosa fa esattamente Google con i miei dati?

Google offre i propri servizi gratuitamente. In cambio raccoglie dati sugli interessi dell’utente per mostrargli annunci personalizzati. Con la nuova privacy Google è in grado di avere un profilo ancora più specifico per ogni utente, aumentando così il numero di click su banner e link sponsorizzati (gli inserzionisti pagano un tot per click). Mountain View utilizza inoltre l’analisi dei dati anche per migliorare i servizi offerti, come per esempio con i suggerimenti nelle ricerche.

Posso controllare quello che fa Google con i miei dati?

In parte sì. Google mette a disposizione degli strumenti per la gestione della privacy.

Il caro benzina cresce? Mandiamolo a quel paese - Wired.it

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Occhi bassi, mani nei capelli, imprecazioni assortite e sguardi che frugano nei portafogli in cerca degli ultimi spiccioli. Sono tutte scene diventate ormai ordinarie alle pompe di benzina. È dal 2008 che il prezzo del petrolio non supera la soglia dei 110 dollari al barile (80 euro) ma all’epoca il prezzo della benzina era comunque inferiore a 1,50 euro al litro. I rincari di oggi? Dovuti per la maggior parte a IVA, accise e speculazioni legati alla struttura del mercato e dei prezzi. Inutile allora accanirsi contro il distributore automatico che ci ha mangiato l’ultima banconota. Non praticabile da tutti nemmeno l’ipotesi di andare a rifornirsi oltre frontiera, dove il pieno costa meno. Irrisoria la differenza tra servito e self-service. Prima che torni a circolare la bufala su come fermare i rincari, urge mettersi ai ripari. Ci sono vari modi per risparmiare: eccone alcuni.

AUTO A GAS
L’ Osservatorio Metanauto stima che negli ultimi tre anni la benzina è aumentata di oltre il 54% e il diesel del 60%, mentre Gpl e metano hanno subito rialzi rispettivamente del 25% e 2%. A oggi il Gpl costa circa 0,8 centesimi al litro, 0,9 il prezzo del metano al chilo. Questo significa che con 10 euro un’auto di media cilindrata può arrivare a percorrere 158 km se alimentata a metano, 97 km a gpl, 69 km se a diesel e 58 km a benzina. Da sommare al risparmio alla pompa: nei 2700 distributori di gas sparsi sul territorio nazionale il pieno si paga praticamente la metà. Se volete sbizzarrirvi coi calcoli vi aiuta ecomobile.it, che mette a disposizione utili tabelle comparative .

Dal 1° marzo scatteranno inoltre gli ecoincentivi per installare impianti a gas su vecchi veicoli euro 2 e 3. Sono 629 i comuni che hanno aderito alla Convenzione ICBI (Iniziativa carburanti a basso impatto). Il costo dell’operazione in officina va dagli 800 ai 2500 euro a seconda del tipo di veicolo ma il Consorzio Ecogas ha stimato una copertura di 500 euro per l’adeguamento al Gpl e di 650 per il metano (che salgono a 750 a 1000 per i veicoli commerciali). Il fondo tuttavia non è illimitato (si parla di meno di 2 milioni di euro) quindi se è da un po’ che pensate di cambiare è arrivato il momento di cogliere l’occasione.

AUTO ELETTRICHE
Nel recente rapporto Aci-Censis sull’uso dell’automobile è stato chiesto agli italiani quale alimentazione sceglierebbero per la prossima auto. Ebbene l’11,6% acquisterebbe un’auto a Gpl (in calo rispetto al 13,2% del 2010) e il 6,4% una a metano (era la 3%). Piano piano però anche le auto elettriche (1,7%) e ibride (3%) cercano di ritagliarsi la loro nicchia.

Una soluzione a emissioni zero (a patto certo che l’energia elettrica venga da fonti rinnovabili) con un ulteriore sconto: addio al ticket delle zone a traffico limitato (ZTL) presenti in diverse città italiane. Con auto a basso impatto ambientale come queste si circola più liberamente e non occorre pagare gli ingressi.
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Facebook, arriva la Timeline per le pagine - Wired.it

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Facebook ha esteso la Timeline anche alle pagine. Gli amministratori hanno trenta giorni di tempo per valutare il nuovo strumento a disposizione, che poi sarà attivato automaticamente. Le principali novità sono la possibilità di mettere in evidenza una notizia, posizionandola al di sopra delle altre che Facebook ritiene più rilevanti per noi, e quella di inviare e ricevere messaggi.

Le nuove fan page rappresentano un migliorato strumento per coinvolgere gli utenti, ma la l’impossibilità di creare pagine iniziali che invitano a cliccare sul “mi piace” per vedere il contenuto della pagina, così come il ridimensionamento delle tab, non sono piaciuti a diverse aziende, ha raccontato Wired.com. Gli amministratori di pagine troveranno invece utile il nuovo pannello di gestione semplificato.

“Anche le aziende hanno un’identità - ha spiegato Sam Lessin, Facebook product manager, a TechCrunch - Molti brand non sono bravi a raccontare storie, ma i migliori lo sono”. Con la Timeline le aziende si dovranno adeguare, perché questa mette in luce le migliori storie prodotte dal brand e include i post in cui gli amici dell’utente hanno taggato l’azienda in questione. Le nuove pagine devono essere creative. La copertina non può contenere foto che sembrino pubblicità o che promuovano prodotti, sconti, prezzi, informazioni di contatto o call to action. Semplicemente deve essere un’immagine da 851x351 pixel in grado di comunicare il brand.

Aziende come Coca Cola hanno scelto per esempio una cover che valorizza il coinvolgimento dei propri clienti e realizzato una timeline con gli eventi più importanti della propria storia. Il Manchester United invece utilizza Facebook per raccontare i propri successi. Allo stesso modo i Coldplay hanno raccontato la propria carriera e mostrano di saper sfruttare la copertina per promuovere l’immagine del gruppo, o di un nuovo album. Starbucks invece ha raccolto in una foto l’essenza del proprio brand. Grazie alla nuova funzione milestone le aziende sono in grado di evidenziare un momento storico della propria vita, come per esempio la fondazione. Altri brand che hanno collaborato al lancio della Timeline per fan page sono Nike, Fanta, Kia Motors e Windows.

Su Mashable Ian Schafer, ceo di Deep Focus, agenzia di marketing e social media, spiega come le nuove pagine rappresentino un’opportunità per le aziende in grado di raccontare storie capaci di coinvolgere i propri clienti, mentre potrebbero ritorcersi contro chi usa Facebook solo per promuovere i propri prodotti senza interagire con i clienti. Per sfruttare al meglio la Timeline le aziende dovranno essere maggiormente impersonificate. Se prima le pagine Facebook erano quasi un naturale forum per gli utenti, ora è il titolare della pagina che è chiamato a creare contenuti che coinvolgano il lettore. Questo dovrebbe avere come conseguenza una maggior presenza del brand nel feed dell’utente. Sottolinea infatti Schafer: “ Nella Timeline il contenuto è di passaggio. Non bisogna puntare a trattenere l’utente più tempo possibile sulla pagina, ma cercare di fargli condividere più storie possibile”.

Time suggerisce di prendere spunto dalla Timeline del New York Times, una raccolta delle notizie più interessanti diffuse dal giornale. Forbes rimarca il fatto che ogni brand ha una storia e Facebook lo chiama a raccontarla. Quindi, stop alla pubblicazione sistematica di status update che devono essere sostituiti da storie. Storie che poi possono diventare notizie sponsorizzate (ossia pubblicità) da inserire nel news feed degli utenti di Facebook.

Come costruire un nuovo paradigma educativo? - 2012 - Education 2.0

Come costruire un nuovo paradigma educativo?

in Community

di Pina Montesarchio | del 01/03/2012 |commenta

Come costruire un nuovo paradigma educativo?
Il cambiamento d’epoca a cui ci troviamo di fronte esige un nuovo modo di pensare e “fare” educazione. Perchcome sostiene il celebre pedagogista brasiliano Paulo Freire, “l’educazione liberatrice da sola non produce il cambiamento sociale, ma non ci sarai un cambiamento sociale senza educazione liberatrice”.

Con l’entrata nel nuovo millennio noi non incontriamo un’epoca di cambiamenti, ma un “cambiamento d’epoca”. Tutti i campi di vita e di pensiero oggi sono stimolati da nuove circostanze e domande. L’industria culturale suscita i bisogni e determina i consumi degli individui, rendendoli passivi ed etero-diretti, annullandoli come persone e riducendoli a una massa informe. Si impone l’ideale rivoluzionario di un’umanitutura libera e disalienante, ossia una forma di pensiero proteso a smascherare le contraddizioni profonde dell’esistente. E ciamite un modello utopico in grado di fungere da pungolo rivoluzionario per un mutamento radicale della societlt;br />
In questo cambiamento di millennio, la relazione tra educazione e cambiamento sociale e l’importanza di un’azione etico-politica e pedagogica coerente, non si collocano solamente come temi di analisi e di studio, ma come un’esigenza teorico-pratica decisiva: si tratta di rispondere, verso la costruzione di una cittadinanza globale, alla domanda: “Qual l luogo dell’educazione in questo contesto di cambiamento?”(1)

Oggi, pi mai, questa situazione esige di ripensare alla nostra visione dell’educazione e scavare nei fattori sostanziali che possono costituire una proposta educativa alternativa, pilelle sue forme, delle sue modalit dei suoi sistemi amministrativi.

Si richiede una ricerca e una riflessione intorno ai fondamenti filosofici, politici e pedagogici di un paradigma educativo che orienti gli sforzi diretti alla trasformazione sociale e alla formazione integrale delle persone di fronte alla costruzione di nuove strutture sociali e nuove relazioni tra le persone basate sulla giustizia, l’equitla solidariet il rispetto dell’ambiente.

Costruire un nuovo paradigma educativo suppone fare una opzione epistemologica che ci permetta di pensare “la storia come possibilitperchon siamo semplicemente oggetto della storia, ma ugualmente suoi soggetti” (Paulo Freire). La possibiliti edificare “un altro mondo possibile” nel quale si esercitino relazioni di potere democratiche ed eque, in tutti gli ordini. Utopia e realtsono cos poli dinamici del nostro agire (2). Un cambiamento sociale che implica la realizzazione di un determinato tipo di educazione; opzione che significa anche la fiducia, la speranza che i valori etici possano realizzarsi nella storia e che gli educatori e le educatrici abbiamo una responsabilitel loro conseguimento.

Sorgono due visioni e prospettive in confronto: la prima afferma che abbiamo bisogno di un’educazione che si adatti a questo mondo. La seconda, al contrario, afferma che abbiamo bisogno di un’educazione che contribuisca a cambiare il mondo, umanizzandolo. la prospettiva per cui si cerca di formare le persone come agenti di cambiamento, con capaciti incidere sulle relazioni economiche, sociali, politiche e culturali come soggetti di trasformazione; a prospettiva della razionalittica ed emancipatrice (J. Habermas).

In questa seconda prospettiva si iscrive la proposta della filosofia con i bambini e i ragazzi (3), nell’ottica di una educazione che faciliti le persone a costruirsi come individui e attori sociali capaci di:

• creare rotture con l’ordine sociale imperante che ci si impone come unica possibilittorica (il modello di globalizzazione neoliberale);
• discutere gli stereotipi e modelli ideologici ed etici vigenti come veritssolute, l’individualismo, la competenza, il mercato come regolatore delle relazioni umane;
• imparare e disimparare permanentemente (appropriarsi di una capaciti pensare e di una propedeutica e metodologia, pi di contenuti finiti);
• immaginare e di creare nuovi spazi e relazioni tra gli esseri umani concreti con i quali conviviamo in casa, comunitlavoro, paese, regione;
• suscitare una disposizione vitale solidale con l’ambiente sociale e ambientale come affermazione quotidiana;
• affermarsi come persone autonome ma non auto-centrate, bensome esseri dialogici che hanno superato l’antagonismo io-altro.

“Educare al cambiamento significa sollecitare bambini e adulti a guardare la realtttraverso nuovi filtri interpretativi, frutto anche di esperienze diversificate e inedite, e a pensarsi in modo diverso, laddove il futuro non sia pierministicamente connesso a un destino familiare e territoriale, bensrogetto autonomo per il benessere e la piena realizzazione di se stessi. Il primo piano del progetto pertanto, l’educazione al cambiamento attraverso il lavoro educativo inteso come lavoro di relazione in cui si compie la circolaritra i pensieri e le azioni. In questo processo risiede la qualitell’agire educativo e, di conseguenza, la possibilitper l’educatore, di vivere la relazione anche come una pratica autoformativa imparare attraverso cui ad educare e, per il bambino, di sperimentare un percorso per la cura di s degli altri” (4).

La filosofia con i bambini e i ragazzi per impedire l’adesione in modo piatto e conservatore all’esistente.

“Il punto da quale posizione si pongono gli insegnanti che dicono di praticare la filosofia con i bambini? Sono essi dei ripetitori di formule, anche didattiche e apparentemente progressiste, o sono propositori, con la propria azione – anche didattica – della restituzione ai bambini (eterni defraudati della parola e della storia) e ai loro adulti di riferimento (genitori, parenti, insegnanti, educatori) della possibilitoncreta, ciotorica, di vivere autentiche comuniti uomini liberi, cioi essere facitori di storia e di trasformazioni individuali e collettive? Il problema non uale autore chiamare in causa a giustificazione delle proprie tesi, quanto quale incipit. Per me l’incipit non ella filosofia pragmatica e omologatrice dell’America del nord, ma in quella filosofia della praxis (5) cosome interpretata da Gramsci – bencher certi versi rivisitabile – intorno alla quale si ritrovano gran parte dei pedagogisti ed educatori che lavorano per dare agli uomini come ai bambini la speranza di un futuro degno di questo nome, in qualsiasi parte del mondo essi siano” (6).

“La filosofia con i bambini, ma anche con gli adulti, na risposta che pone al centro la svolta antropologica. Ed er questo motivo che la filosofia – la filosofia non professionale, non curriculare – non appartiene a nessuna scuola e a tutte, ma preminentemente appartiene all’uomo e, dunque, ha un valore pedagogico ed esprime una scelta politica” (7).

chiaro che, assumendo tale prospettiva, ci posizioniamo a beneficio di un cambiamento sociale umanizzatore e umanizzante, il quale implica il contrapporre alla logica del modello neoliberale predominante centrato nel mercato, un’affermazione etica centrata nella persona umana.


NOTE
(1) A questa domanda cerca di rispondere il rapporto che elaborr l’UNESCO la Commissione Internazionale sull’Educazione per il Secolo XXI, presidiata da Jacques Delors.

(2) L’utopia, scrive Freire, esige conoscenza critica. un atto di conoscenza. Io non posso denunciare la struttura disumanizzante se non la penetro per conoscerla. Non posso annunciare se non conosco, ma, tra il momento dell’annuncio e la realizzazione dello stesso esiste qualcosa che deve essere distaccato: he l’annuncio non ’annuncio di un anti-progetto, perch nella prassi storica che l’anti-progetto diviene progetto. mettendomi in atto che posso trasformare il mio anti-progetto in progetto, nella mia biblioteca ho cion anti-progetto che si fa progetto in mezzo alla praxis.
(3) “La filosofia ntesa qui come questione e non come sapere, che accompagna la meraviglia e lo stupore di fronte al mondo. Un corso di filosofia con i bambini non sarn luogo nel quale si espone la teoria platonica ma un luogo dove li si impegna a porre le loro domande, a svilupparle e a riferirle al mondo” in H. Schidlowsky, “La filosofia per bambini: una educazione alla felicit alla democrazia”, Dossier International de: “L’AGORA”, “Revue internationale de didactique de la philosophie”.
(4) Fausta Sabatano, “Crescere ai margini. Educare al cambiamento nell'emergenza sociale”, Editore Carocci, 2011.
(5) Gramsci A., “Quaderni”.
(6) “FILOSOF-AZIONE! Ma di che stiamo parlando?” di Bruno Schettini, in “Amica Sofia”, gennaio 2012.
(7) “La Filosof-azione con i bambini” di Bruno Schettini, in “Amica Sofia”, dicembre 2010.

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giovedì 1 marzo 2012

Windows 8, ecco come provarlo - Wired.it

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Windows 8, ecco come provarlo
Al Mobile World Congress, presentata ufficialmente ai consumatori la nuova versione del sistema operativo Microsoft, già disponibile per il download
- Lo speciale di Wired.it
29 febbraio 2012 di Maurizio Pesce
Windows 8
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Barcellona – Windows 8 è qui, pronto per essere scaricato da chiunque abbia già il 7 sul proprio computer. Non si tratta ancora della versione definitiva: grazie ai feedback di chi deciderà di iniziare a usarla subito, oltre a quelli degli oltre 3 milioni di developer che l'hanno installata un paio di mesi fa, Windows 8 potrebbe essere modificato, anche sostanzialmente, rispetto a quello che Microsoft ha svelato oggi qui a Barcellona e che puoi provare sul tuo pc. Già rispetto alla Developers Preview di settembre, il sistema operativo è stato modificato in diversi aspetti, soprattutto legati a tastiera e touchscreen.

"Con Windows 8, abbiamo ripensato i diversi modi in cui le persone interagiscono con il proprio pc, cercando di rendere l'utilizzo dei dispositivi come una naturale estensione, sia che si utilizzi un tablet, un laptop o un all-in-one", ha dichiarato Steven Sinofsky, presidente della divisione Windows e Windows Live di Microsoft. "Windows 8 Consumer Preview permette un approccio al proprio pc senza compromessi".

In questi ultimi mesi, Microsoft ha spesso sottolineato come il passaggio da 7 a 8 non sia un semplice miglioramento del'Os, ma un vero e proprio nuovo capitolo. A partire dal logo, ora definito "una finestra e non una bandiera". Le vere novità comunque, sono ovviamente nel codice, che comprende l'interfaccia Metro UI, già utilizzata per i Windows Phone: il modello dei live tile arriva sui tablet e anche sui pc, dove può essere disattivato per un'esperienza più classica. A favorire l’integrazione tra dispositivi, la sincronizzazione di posta elettronica, calendari, contatti e contenuti tramite cloud storage.

Con Windows 8, Microsoft rilascia anche la preview di Internet Exporer 10, ripensato graficamente e per sfruttare al massimo gli hardware più potenti dei dispositivi Arm e x86 che avranno W8 come sistema nativo. Con la pubblicazione dell'anteprima, nasce ufficiamente anche il Windows Store, attualmente in versione beta, che sarà popolato con le applicazioni per l'interfaccia Metro sviluppate da Microsoft e da parti terze (qui puoi trovare documentazione e kit di sviluppo).

Basta costruire, riqualifichiamo gli edifici abbandonati - Wired.it

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Basta costruire, riqualifichiamo gli edifici abbandonati
In Italia ci sono 10 milioni di case vuote. Il Forum Italiano dei Movimenti della Terra e il Paesaggio le vuole censire per recuperarle e salvare il Paese dalla cementificazione selvaggia
29 febbraio 2012 di Alessio Lana
Sono strane le vie dell'ecologia. Neanche un mese fa avevamo parlato di [Im]possible living, blog e app per iPhone che si propone di mappare gli edifici abbandonati del nostro territorio ed ora un'iniziativa simile arriva dal Forum Italiano dei Movimenti per la Terra e il Paesaggio, un aggregato di associazioni e singoli cittadini impegnati nella salvaguardia del nostro Paese dalla cementificazione selvaggia.

Il 27 febbraio ha preso il via la campagna nazionale Salviamo il paesaggio, difendiamo i territori, un censimento per capire quanti sono gli edifici sfitti e inutilizzati in tutta Italia. A differenza di [Im]possible living - che si basa sulle segnalazioni degli utenti - per trovare gli edifici abbandonati, il censimento del forum si rivolge direttamente alle autorità.

A partire dalla prossima settimana tutti i sindaci italiani riceveranno una scheda di censimento da compilare entro 6 mesi. Ma non solo. Come racconta a Wired.it il coordinatore del forum Alessandro Mortarino, " Stiamo già lavorando al secondo tempo: qualora le risposte dei Comuni fossero insufficienti in termini numerici e qualitativi, stiamo predisponendo il testo di una possibile proposta di legge di iniziativa popolare che tra settembre e ottobre potrebbe avviarsi in tutta Italia con l'obiettivo di raccogliere almeno 500 mila fime, dieci volte di più del quantitativo richiesto dai regolamenti".
Una legge dal basso, insomma, da affidare poi al Parlamento.

Secondo i dati del Forum, negli ultimi 30 anni abbiamo cementificato circa 6 milioni di ettari di territorio, un quinto dell'Italia, ma contemporaneamente abbiamo 10 milioni di case vuote. Anziché continuare a costruire si potrebbero pensare piani urbanistici a crescita zero che recuperino i tanti edifici abbandonati.

Come ci racconta Mortarino sono già in corso esperimenti del genere. Cittadine della provincia milanese come Cassinetta di Lugagnano, Ronco Briantino, Ozzero, Pregnana Milanese, ma anche Solza (BG) e Camigliano (CE) sono già giunte a nuovi piani urbanistici a “crescita zero”, grazie al coinvolgimento preventivo della cittadinanza e alla parallela analisi su come ovviare alla conseguente perdita degli oneri di urbanizzazione per le nuove costruzioni.

La Provincia di Torino poi " ha approvato lo scorso anno un Piano Territoriale di Coordinamento Provinciale che sancisce lo stop al consumo di territorio e il nuovo indirizzo al recupero dell'immenso patrimonio edilizio esistente e non utilizzato".

Tra tanto nord anche il sud si distingue con Napoli che, racconta Mortarino, " ci ha segnalato la sua ferma intenzione di applicare il nuovo piano regolatore che va nella stessa direzione di cui sopra: recupero e non più nuovo mattone".

Certo, il Forum ha fatto il primo passo e ora la palla passa in mano ai sindaci, che sono chiamati all'azione.
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