Filosofiablog

Nowsy.com - your news and info dashboard

CYBERNIX

http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/index.rss

Cerca nel blog

domenica 30 ottobre 2011

Il lato velenoso degli oggetti (che può causare l'infertilità) - Wired.it

WIRED.IT16 ore fa DAILY WIRED16 ore fa GADGETLANDun giorno fa WIRED LIFEun giorno fa ITALIAN VALLEYun giorno fa WIRED TVun giorno fa WIRED LIFE CERCA Benvenuto Nicola Profilo Esci NEWS CLASSIFICHE FOTO EVENTI WIRED LIFE NEWS SALUTE Il lato velenoso degli oggetti (che può causare l'infertilità) Vernici, plastiche, tessuti. Siamo circondati da sostanze tossiche che possono alterare l'equilibrio ormonale. E mandare in fumo il desiderio di un figlio 29 ottobre 2011 di Daniela Cipolloni Gli oggetti che ci circondano, lentamente, ci avvelenano. Non ce ne rendiamo conto, eppure dal giorno della nascita, e addirittura prima, nel grembo materno, entriamo continuamente a contatto con sostanze chimiche tossiche presenti nell'ambiente, negli alimenti e nei prodotti di uso quotidiano. È un inquinamento più subdolo dello smog che appesta l'aria. Un inquinamento che si annida nei vestiti che abbiamo indosso, nei cosmetici che ci spalmiamo sulla pelle, sulle pentole con cui cuciniamo. E a lungo andare può avere pesanti conseguenze sulla salute e compromettere la capacità riproduttiva. L'ultimo allarme arriva dal progetto Previeni, promosso dall'Istituto Superiore di Sanità (Iss), in collaborazione con l'Università Sapienza e l'Ospedale S. Andrea di Roma, l'Università di Siena e il Wwf. Le sostanze sotto accusa Si chiamano “ interferenti endocrini” perché, come spiega il termine, sono sostanze che possono interferire con il sistema ormonale, alterandolo. Alcuni sono sorvegliati speciali da tempo, come le diossine. Di altri cominciamo appena a conoscere gli effetti. Per esempio, gli ftalati, utilizzati nei giocattoli per l'infanzia, plastiche e dispositivi medici; composti a base di fluoro come i perfluorati, che si trovano in tegami antiaderenti, insetticidi, detersivi, tappezzerie, vernici; il bisfenolo A con cui vengono realizzati biberon, attrezzature sportive, lenti per gli occhiali, elettrodomestici, otturazioni dentarie e rivestimenti di lattine e cibo in scatola. Penetrano nell'organismo attraverso la cute, le mucose, l'alimentazione o l'apparato respiratorio. A basse dosi, singolarmente, non sono nemmeno pericolose. Il problema è la contaminazione complessiva, continua e prolungata nel tempo. L'accumulo nell'organismo comporta squilibri degli ormoni sessuali, provocando una serie di effetti nello sviluppo come pubertà precoce, disturbi dell'apparato genitale, “femminilizzazione” maschile, scarsa mobilità spermatica, endometriosi e, sul lungo termine, infertilità per uomini e donne. Lo studio Previeni Le analisi, partite nel 2008, hanno preso in considerazione 125 coppie, fertili e non, in cerca di un bebè. In particolare, sono state messe a confronto tre aree geografiche diverse: una grande città, quale Roma; un centro urbano a misura d'uomo, come Ferrara; un territorio di agricoltura intensiva, come Sora, nel basso Lazio. “Roma è risultato non solo il centro con la più alta concentrazione di interferenti endocrini, come il bisfenolo A, ma anche l'area con il maggior tasso di alterazione nell'espressione dei recettori ormonali che regolano il sistema riproduttivo”, spiega Donatella Caserta, del Dipartimento salute della donna e medicina territoriale dell'Università La Sapienza. Non stupisce, forse, che chi vive in una metropoli sia più esposto all'inquinamento. Il quadro non è rassicurante. Per di più, come si fa a difendersi da una minaccia così ubiquitaria? La risposta non è chiudersi dentro una campana di vetro. Innanzitutto, si possono adottare piccoli accorgimenti per evitare o ridurre l'esposizione, come suggerisce l'utile vademecum del Wwf “ Svelena il tuo mondo”. Certo, la prevenzione del singolo non basta, se il mondo intorno non cambia. È necessario approfondire le ricerche, regolamentare le sostanze nocive a cui risultano maggiormente esposti gli esseri umani, l’ambiente e le specie animali e sostituire gli interferenti endocrini nei prodotti di uso quotidiano con altre sostanze più sicure, secondo il principio stabilito dal regolamento europeo REACH sulle sostanze chimiche. Qualche traguardo in questo senso è già stato raggiunto: con la messa al bando degli ftalati nei giocattoli per bambini nel 2005 e, nel 2011, del bisfenolo A nei biberon. La strada sarà lunga, ma è tracciata.

Nessun commento:

Posta un commento