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lunedì 1 ottobre 2012

Saggezza di un sionista liberale - Il Sole 24 ORE

Spero che non dovremo prendere questo!. Isaiah Berlin stava uscendo dalla stanza in cui aveva sostenuto il colloquio per l'assegnazione di una fellowship a All Souls quando fu raggiunto dalle parole di Lord Chelmsford rivolte agli altri membri della commissione. Anni dopo, egli spiegava lo spiacevole commento del Warden di All Souls con la magra figura fatta quando i commissari lo avevano messo alla prova per saggiarne la conoscenza del tedesco. Arie Dubnov, autore di una nuova biografia intellettuale di Berlin, scrive che invece, nell'ambiente familiare del filosofo, la sgradevole reazione dell'aristocratico fu attribuita all'antisemitismo che – appena dissimulato – era diffuso negli anni Trenta tra i membri dell'establishment britannico. In effetti, ifficile dare torto ai parenti di Berlin. Pur essendo meglio integrata che in altri paesi europei, la maggior parte degli ebrei del Regno Unito rimaneva relativamente ai margini nelle alte sfere della societTanto che, come scrive Dubnov, l'elezione di Berlin alla fellowship di All Souls, nonostante Lord Chelmsford, fu salutata come un "miracolo" dal padre del filosofo, e valse al giovane Isaiah una straordinaria popolaritra gli esponenti pivista della comunitbraica britannica.
Scritta dopo la pubblicazione a opera di Henry Hardy e dei suoi valenti collaboratori di numerosi scritti inediti e di buona parte dell'epistolario di Berlin – materiale di straordinario interesse per ricostruirne l'evoluzione intellettuale – la biografia di Dubnov segna in questo senso un indiscutibile passo avanti rispetto al pur pregevole volume di Micheal Ignatieff pubblicato nel 1998. Ben diverso tato il metodo di composizione. Ignatieff si era basato in larga misura su interviste con Berlin e con persone a lui vicine. Civa alla scrittura un tono informale, che rendeva la lettura del libro piacevole anche per un pubblico poco familiare con gli scritti di Berlin. Dubnov ci propone invece un lavoro pienamente accademico, con i difetti e i pregi del genere.
Un libro con una tesi peraltro, che estinata a suscitare qualche controversia. La vita di Berlin viene infatti presentata come The journey of a jewish liberal. Un scelta che conduce l'autore a enfatizzare soprattutto la complessa relazione del filosofo con il proprio ambiente familiare. Per illustrarne le peculiaritDubnov si sofferma a lungo sulla vita della comunitbraica in Lettonia, paese in cui Berlin ato nel 1909, che allora era parte dell'Impero Russo, e nel Regno Unito, dove i Berlin si rifugiarono per sfuggire alla rivoluzione bolscevica. Ne segue poi l'ascesa dopo l'elezione alla fellowship di All Souls, ricostruendone minuziosamente il coinvolgimento nelle drammatiche vicende culminate con lo sterminio degli ebrei in Europa e la nascita di Israele. A differenza di Ignatieff, e dello stesso Berlin, che in uno scritto autobiografico aveva messo sullo stesso piano i tre aspetti della propria identit formazione – russo, inglese ed ebreo – Dubnov attribuisce un peso maggiore all'ultimo. Leggendo anche la formazione del pensiero politico di Berlin attraverso il prisma dell'identitbraica. Una chiave di interpretazione che cerca di avvalorare la compatibilitra la difesa del valore positivo dell'identitazionale e l'adesione al liberalismo.
Non c'ubbio che nei lavori e nelle lettere di Berlin ci siano diversi elementi che potrebbero offrire sostegno alla tesi di Dubnov. Tuttavia, non si pure a meno di notare che nel difenderla l'autore finisce per indebolire alcuni aspetti della propria ricostruzione del profilo intellettuale di Berlin, che avrebbero meritato maggiore cautela. Questo n peccato anche perchl lavoro di Dubnov ha il pregio di segnalare profili della formazione di Berlin che non sono ancora stati adeguatamente indagati dagli studiosi. Negli anni trenta, infatti, il giovane studioso entra in contatto a Oxford con un gruppo di colleghi che saranno destinati a fare la storia della filosofia di lingua inglese del Novecento, occupando un posto di primo piano nella formazione di un'intera generazione di filosofi. J.L. Austin, H.L.A. Hart, Stuart Hampshire, A.J. Ayer avranno con Berlin un rapporto intellettuale e personale intenso, le cui conseguenze si avvertono negli scritti di ciascuno. In particolare sotto l'influenza di Gilbert Ryle, che era di poco piiano di loro, questo gruppo di studiosi avvia un processo di profondo rinnovamento del modo di fare filosofia. Dubnov coglie correttamente l'importanza del rapporto che essi hanno in questo periodo con la tradizione aristotelica del realismo di John Cook Wilson, che dominava la filosofia di Oxford dagli inizi del secolo, ma genera confusione nel lettore non distinguendo adeguatamente la posizione di Ayer, che sin dall'inizio si avvicina all'empirismo, da quella di Austin e degli altri che con l'aristotelismo hanno una relazione piplessa, riprendendone le idee in un contesto rinnovato e pioroso.
Piice nvece la parte del libro in cui Dubnov sottolinea l'influenza profonda che alcuni esponenti dell'idealismo britannico, e in particolare Collingwood, avranno sulla formazione della sensibiliti Berlin. Orientandone gli interessi verso la storia delle idee e fornendo spunti che verranno rielaborati dal filosofo nei suoi scritti sulla libertamp;lt;br /> Pur con qualche limite, in ogni caso, il libro di Dubnov merita di essere letto. Anche perchnel descrivere la partecipazione diretta di Berlin alle vicende politiche del movimento Sionista, offre preziosi spunti di riflessione per l'attualitIn un momento in cui si discute molto, e spesso a sproposito, di "fine della politica", attribuendo al ruolo dei tecnici una funzione taumaturgica o demoniaca a seconda delle inclinazioni, nteressante rendersi conto di come l'esperienza politica puasmare il pensiero di uno studioso, costringendolo a fare i conti con una realtomplessa e sfuggente come quella delle passioni collettive, degli interessi, dei conflitti. L'elogio della saggezza politica che Berlin pite tesse nei suoi scritti della maturitrae la propria persuasivitrobabilmente proprio dalle esperienze richiamate da Dubnov. Aiutandoci a cogliere ancora oggi la straordinaria rilevanza del pluralismo liberale di un grande pensatore.

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