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lunedì 17 settembre 2012

Frugalita'e fiducia salveranno mondo - Spettacolo - ANSA.it

Frugalita'e fiducia salveranno mondo

di Paolo Petroni

MODENA - Tra le tante "cose" di cui si è parlato in questo Festival Filosofia dedicato proprio a questo tema, c'é anche il nostro mondo, la sua salvaguardia negli aspetti naturali e in quelli sociali, ambedue legati a una diversa coscienza e comportamento delle persone, tanto che dalle riflessioni ontologiche sulla "cosa" in sé si è arrivati oggi a discutere di frugalità, di fiducia e del valore del dono.

"Un problema molto grande, di cui c'é ancora una coscienza molto piccola" ha detto Bruno Latour, direttore dell'Istituto di studi politici di Parigi, a proposito dell'ecologia: "Tutti ne abbiamo una coscienza simbolica, abbiamo letto la Bibbia, sappiamo dell'Apocalisse e conosciamo predizioni minacciose sul nostro futuro, ma pochi hanno poi davvero presente, nel quotidiano, il rischio reale che sta correndo il nostro mondo". Dimostra invece di saperlo bene Serge Latouche, docente di scienze economiche all'Università di Parigi, che non possiede un cellulare, non ha la tv o l'automobile, si muove in bicicletta, non prende aerei (ma ha un computer), ispirandosi all'amico Ivan Ilich "per dimostrare, a cominciare dai miei figli e nipotini, che si può vivere bene anche così".

Del resto è l'autore del saggio "Per un'abbondanza frugale", che denuncia la falsa opulenza della società dei consumi che rende tossicodipendenti, basandosi sulla frustrazione degli individui per spingerli a consumare in modo irresponsabile, senza pensare ai limiti delle risorse naturali, all'inquinamento ecc. che appunto distruggono il nostro pianeta, cui - dice - causa variazioni climatiche e fine del petrolio, restano al massimo 70 anni di questa vita". Per quest'economista il cambiamento sarà inevitabile e potrà essere accettabile e graduale, se lo progettiamo, o tragico e violento se vi saremo costretti in extremis. Teorico dell'economia della decrescita, parla di "creazione di una società basata sull'autolimitazione" che deve partire dal mondo occidentale, perché "in epoca di globalizzazione, noi siamo i più avanti e faticheremo di più a riallacciarci a nostre radici culturali, a cominciare da Aristotele, che parlano di frugalità, mentre gli orientali, grazie al confucianesimo o il buddismo zen, hanno mantenuto più vivi certi concetti". Per far capire cosa intenda sino in fondo, Latouche parla della nostra perduta capacità di meravigliarci, che dobbiamo ritrovare: "se le cose sono tutte oggetti usa e getta, perdiamo ogni rispetto per loro e per tutto ciò che rappresentano (risorse, lavoro, ecc.), mentre la frugalità ce ne fa riscoprire la novità, l'essenza".

Questo cambio di abitudini dell'uomo, naturalmente , è un discorso che implica molti altri aspetti e uno di quelli di cui si è parlato è la fiducia di una persona nell'altra, di ognuno in se stesso non in contrapposizione con l'altro. Se Peter Slaterdijk, docente di estetica e teorico dell'antropotecnica, parafrasando Sartre dice che "l'uomo d'oggi è condannato alla fiducia", lo fa sino alle estreme conseguenze, alla fiducia nella tecnica moderna, persino nell'eugenetica, per esempio, e negli ogm, che, per lui, non devono venir demonizzati. La fiducia le lega al perdono invece Sergio Givone, facendo un discorso più profondo e generale, parlando di peccato originale, di colpa di essere nati, che, dalla necessità di essere perdonati, è la strada per far affiorare l'idea di responsabilità e di presa di coscienza che tutti devono qualcosa a tutti gli altri. In questo contesto, Givone stesso, ma anche Enzo Bianchi, priore della Comunità di Bose, arrivano a parlare di dono, in collegamento con per-dono e con-dono. Il vero dono sta nella capacità di oltrepassare il limite del dono come merce, perché è fatto primario, assoluto, che non prevede restituzione o contraccambio. E' un modo di compiere il bene, quindi per arrivare a perdonare, che è condonare il debito dell'altro, non solo in senso metaforico, ma anche come è accaduto in Sudafrica dopo l'apartheid o come quando si parla di abolire il debito contratto dai paesi più poveri. Tutto nell'ottica di un mondo diverso e migliore, verso il quale la filosofia evidentemente ci può essere d'aiuto.

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