Don Sebastiano fra le statue di Cartesio e Ignazio di Loyola. GREGOLINLe statue di Cartesio, Ignazio di Loyola, San Sebastiano e Galileo Galilei poste sulla collina di Longare dal filosofo-prete don Sebastiano Crestani Se la forza del pensiero permette quello che la storia degli uomini spesso impedisce, è possibile che un intervento artistico sul paesaggio possa valicare la storia stessa. Accade così che sull'erto colle che domina Longare su cui troneggia la torre voluta come specola da Galileo Galilei, ricordo suffragato più dalla memoria popolare che dalla storia, si trovi oggi un insolito e per certi versi inaudito dialogo di pietra e filosofia, tra due pilastri della cultura europea, antitesi e contrapposizione storica al contempo come Ignazio di Loyola, il fondatore dei gesuiti e il filosofo e matematico René Descartes, latinizzato in Cartesius, con il martire San Sebastiano. Il tutto sotto lo sguardo “spirituale” del riabilitato scienziato Galilei. È l'ultima trovata “filosofica” voluta da don Sebastiano Crestani, ottantenne sacerdote diocesano di Novoledo, docente di filosofia e scrittore, conosciuto come lo “stoico sostenitore della mistica di Ignazio di Loyola e il pragmatismo cartesiano”, oggi collaboratore del fratello don Sigfrido, parroco di Longare. Lo sforzo intellettivo riconosciuto al prete-professore è anche teologico, visto che in lui c'è il tentativo di recuperare la cattolicità di Cartesio dopo la scomunica ecclesiastica, attraverso gli esercizi spirituali per preti, religiosi e laici di S. Ignazio di Loyola come dottore della Chiesa. Come vicentino don Sebastiano profila un pellegrinaggio filosofico sulle orme di S.Ignazio che parte dalla Spagna (Manresa), per passare poi in Francia (La Flechè), quindi in Italia, in particolare il santuario vicentino di Monte Berico che il futuro santo visiterà nel 1537, e dove maturerà il nome per la nascente Compagnia di Gesù, annotando di avere ricevuto qui "tante consolazioni e ispirazioni quali ebbe nella città spagnola di Manresa". «Il filosofo francese invece, ripetendo gli Esercizi del maestro Loyola, ne assorbì la devozione di Nostra Signora e recandosi a Loreto –sostiene ancora don Fernando-, quasi sicuramente “riposò” sotto il manto protettivo della Madonna vicentina”. Un incontro spirituale dunque, che per sfondo Vicenza, ancora poco edotta di fare così da spartiacque nella storia della filosofia: «A Vicenza prese corpo –osserva il prete-filosofo- quella spiritualità destinata a modificare il pensiero della Chiesa stessa di allora, che resta di forte attualità anche per i tempi nostri». Terreno delicato questo e non privo di asperità, su cui don Sebastiano si districa con la sapienza di una guida illuminata, per niente timorata dal giudizio della storia, che ci rimanda alla scomunica che la Chiesa inflisse a Cartesio poco prima del suo transito terreno che rimane ancor oggi avvolto nel mistero, per le sue teorie “lesive verso la vera fede”. Scomunica, mai rimossa dalla Chiesa, nonostante la recente riabilitazione di Galileo Galilei. Da una parte un santo, dall'altra un eretico. Questo dice la storia, ma per il professore-sacerdote vicentino, il suo pionierismo filosofico va ben oltre lo spirito “limitato” degli uomini, spalancando le porte ad una nuova verità filologica che nel 2004 lo porterà a fondare a Vicenza il Circolo ignazio-cartesiano, che ha avuto il suo battesimo con la discussa intitolazione di Porta Nuova in via Bonollo, in “Arco filosofico” con i due mezzibusti in pietra di Ignazio di Loyola e Cartesio, collocati ai lati della monumentale porta, ancor oggi scherno di coloro che ne imbrattano la pietra e il nome. Come se a distanza di secoli il dibattito su di loro continuasse con la stessa recrudescenza dei tempi inquisitori. Non basta al dotto don Sebastiano approfondire ricerche e teorie, da tempo lui cerca d'imprimere oltre la carta, ma nella pietra stessa la sua “conciliazione filosofica”. Il primo tangibile segno fu il sacello funebre che il prete-filosofo volle edificare sei anni fa nel suo paese d'origine, Boschetto di Novoledo, con le statue a grandezza naturale dedicate a Cartesio e Ignazio. Ma il sogno che corona un'esperienza di vita trascorsa tra insegnamento e volumi di filosofia, si è concretizzato su quel piccolo promontorio di Longare. Sul versante che domina la parrocchiale di S.Maria Maddalena, il sentiero che porta alla specola -oggi in restauro-, don Sebastiano ha fatto erigere la sua summa “teo-filosofica”: «Galileo, Cartesio, Ignazio, Sebastiano –argomenta il sacerdote- sono uomini che hanno ricercato Dio attraverso il pensiero, la scienza e la carità». Basta questo per capire che don Sebastiano ha visto in questa piccola altura ammantata dal vitigno di Ruggero Mantovan, proprietario anche della specola galileiana, il suo parco filosofico. E' qui che si svolge l'improbabile incontro tra figure lontane nel tempo: «Mi sono rivolto a scalpellini locali per realizzare quattro statue. Un Sebastiano martirizzato in pietra gialla è stato commissionato al laboratorio Peotta di Altavilla, mentre un putto, la figura a grandezza naturale di Sant'Ignazio e il giovane Cartesio sono opera del maestro Guidolin di Costozza». Uno scampolo di campagna che nella intrigante presentazione di don Sebastiano diventa “riconciliazione con la storia e il pensiero”. Qui santi ed eretici, sembrano trovare quella quiete che ancora la storia non gli ha donato: «Lo scontro può purificarsi in incontro per sofferenza, seppure con motivazioni diverse. Lle statue espongono ciò che i libri racchiudono e resistono contro le stalattiti delle interpretazioni. Figure errabonde, la cui vita è stata spesso tormento ed ascesi al tempo stesso”. Cinque secoli di pensiero in pochi metri quadrati, che porta a immaginare come la “nuova compagnia dei pensatori” voluta da Crestani, consoli anche lo spirito errante di Galileo fiero di aver trovato nei pressi della sua specola la presenza di santi e pensatori tanto importanti”. L'auspicio è che la Chiesa riabiliti Cartesio? «Una speranza - conclude don Sebastiano - che ripongo nell'attuale papa che sta lavorando in questa direzione. Questi uomini hanno operato nel nome della Verità, e questa non ha limiti di tempo e spazio».
Antonio Gregolin
© RIPRODUZIONE RISERVATA
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martedì 14 agosto 2012
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