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sabato 5 novembre 2011

1) Lingua o linguaggio, questo è il problema

1) Lingua o linguaggio, questo è il problema

In seguito alle numerose polemiche destate dalla proposta di Legge C. 4207 sul riconoscimento della Lingua Italiana dei Segni (LIS), West ha contattato la Dott.ssa Cristina Caselli, ricercatrice presso l’Istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR, per fare chiarezza su un tema tanto controverso quanto delicato.

1) In che modo l’approvazione del disegno di legge C. 4207, senza ulteriori modifiche, rischia di ledere i diritti delle persone sorde?

La proposta normativa nasceva dall’esigenza di recepire i principi della Convenzione adottata dalle Nazioni Unite il 13 dicembre 2006 − e ratificata dal nostro Paese con legge 3 marzo 2009, n. 18 − la quale, in molteplici disposizioni, accorda tutela e promuove le lingue dei segni sulla base del riconoscimento della specifica identità culturale e linguistica delle persone sorde. La ratifica e il conseguente recepimento nel nostro ordinamento della Convenzione ONU e dei diritti in essa garantiti – compreso quello relativo al riconoscimento della lingua dei segni – avrebbero dovuto, pertanto, essere più che sufficienti per attribuire un valido fondamento giuridico all’approvazione, nel testo trasmesso dal Senato il 23/3/2011.

Nel corso del dibattito nella Commissione Affari sociali della Camera, il testo è stato notevolmente modificato, dando eccessivo spazio agli aspetti medici e riabilitativi (pur importantissimi) e considerando la lingua dei segni come una “tecnica” di supporto alla comunicazione, piuttosto che una lingua storico naturale a tutti gli effetti, espressione della capacità linguistica propriamente umana, che come tale va studiata e rispettata, insieme alla particolare comunità di persone che la usa.

Nel caso tale norma dovesse essere approvata dalle due Camere, le persone sorde verrebbero fortemente penalizzate da questa interpretazione antiquata e riduttiva della LIS, in quanto risulterebbe messo in discussione il suo valore cognitivo, comunicativo, sociale e culturale. Come scrive Rino Falcone, Direttore dell’istituto di Scienze e Tecnologie della Cognizione del CNR, “Una Lingua è infatti grado di modulare e rappresentare i fattori psicologici alla base della comunicazione e della stessa cognizione. E’ anche attraverso una lingua che idee, emozioni, sensazioni e sentimenti assumono lo spessore della condivisione”.

2) Secondo lei, quali emendamenti potrebbero essere proposti per far sì che la legge soddisfi le esigenze di chi usa la Lingua Italiana dei Segni come unico veicolo per esprimersi?

La lingua dei segni non è mai stata l’unico veicolo di espressione delle persone sorde, né c’è mai stata una richiesta in questo senso. Tutti i sordi che conoscono ed usano la lingua dei segni sono bilingui e conoscono anche l’italiano parlato e scritto. Come nel caso del bilinguismo fra due lingue vocali, i livelli di competenza in ciascuna delle due lingue dipendono da molteplici fattori quali, ad esempio: l’età in cui le lingue vengono apprese, la frequenza e i contesti in cui sono utilizzate.

Partendo da queste considerazioni, l’emendamento, a mio avviso più importante, sarebbe permettere alle persone sorde o ai genitori di bambini non udenti di scegliere la strada del bilinguismo italiano/LIS e che la legge, oltre a riconoscere la LIS, ne promuova l’acquisizione e l’uso, accanto (e mai in alternativa) a quello della lingua orale e scritta. Inoltre, sul piano scientifico, è indispensabile che il governo italiano promuova la ricerca relativa alla sordità, alla LIS e al suo uso, in ambito linguistico, sanitario, psicologico, educativo e sociale.

(L’intervista è stata raccolta in forma scritta)

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