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sabato 12 novembre 2011

Che fine ha fatto l'Agenda digitale per l'Italia? - Wired.it

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Che fine ha fatto l'Agenda digitale per l'Italia?
Unico punto positivo, in uno scenario desolante: il Web è entrato nei discorsi della politica. Ma per il resto si è fatto poco e niente. Ecco il bilancio all'Internet Governance Forum 2011 di Trento
11 novembre 2011 di Martina Pennisi
Internet come diritto costituzionale, Internet come motore del mercato del lavoro, strumento di uguaglianza, piattaforma di divulgazione per la conoscenza scientifica. E ancora, come strumento di educazione, di business e di sviluppo dei centri urbani. Di questo, e altro, si parla a Trento, in occasione dell ' Internet Governance Forum. Si mette ancora una volta, in modo propositivo, il dito in una piaga maltrattata dalle istituzioni nostrane, mentre il paese attende con il fiato sospeso di conoscere il suo destino.

Fra gli incontri in calendario, c'è stato ne proprio uno dedicato all'ultimo anno in termini di risultati raggiunti e azioni intraprese in ambito digitale. Il punto di partenza dell'analisi è quello dell' Agenda Digitale, iniziativa risalente a fine gennaio scorso e destinata a incoraggiare una presa di posizione del Governo. A firmare l'appello erano stati altisonanti nomi del settore, dai vertici Telecom e Vodafone passando per quelli di Microsoft, e a Trento sono stati interrogati alcuni dei promotori dell'iniziativa sul procedere della stessa.

Desolante è la parola giusta. E' stato fatto poco e niente. E il poco si deve dal riempimento del fondo del bicchiere citato da Peter Kruger, Ceo di eZecute.com, e sottoscritto da Francesco Sacco, managing director del centro di ricerca EntER dell'Università Bocconi: " Siamo riusciti a incoraggiare un dibattito politico sulla necessità di avere un'agenda digitale e una strategia dello sviluppo di Internet. Alcuni partiti, Pd e Udc, hanno fatto delle proposte. La maggioranza no, ma i ministri Brunetta e Romani hanno più volte fatto riferimento al tema". Se n'è, dunque, parlato. " Siamo riusciti a trasmettere che il problema non è solo relativo alle infrastrutture e alla banda larga, ma all'alfabetizzazione e alla formazione", aggiunge Kruger, sottolineando che si sono sviluppate in seguito iniziative analoghe come quella del Digital Advisory Group, gruppo di aziende delle quali fanno parte molti dei sottoscriventi di Agenda Digitale e che lancia 12 idee per (ri)dare linfa vitale al settore. In questo caso, assicura Kruger, si lavorerà in modo più concreto sviluppando, per esempio, una piccola realtà modello per dimostrare i plus della digitalizzazione delle imprese.

Concretezza che al precedente progetto è mancata su tutta la linea: " La mia personale sensazione è che non sia successo molto, l'agenda digitale è vitale per la crescita del paese ma non se ne parla mai", spiega il responsabile scientifico del Cefriel Alfonso Fuggetta. " Abbiamo analizzato il problema in tutti i modi e ci siamo costantemente trovati di fronte a un DAILY WIRED NEWS INTERNET
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E aggiunge: " Ho letto un post sul blog di Stefano Quintarelli in cui si spiega che le società italiane in perdita da tre anni vengono considerate di comodo, tutte le startup statunitensi di successo (Google, Facebook, LinkedIn, ndr) sarebbero quindi state classificate come tali (con i conseguenti problemi fiscali e burocratici, ndr) . Semplificazioni e banalizzazioni di questo genere di stanno distruggendo". L'incompetenza, ci tiene a precisare, " è bipartisan". Per (ri)partire bisogna iniziare dall'aspetto infrastrutturale, " il problema delle Ngn va risolto velocemente", portare la banda larga alle imprese e i cittadini e dare sostengo alla ricerca e innovazione, " abbassando le tasse alle aziende attive in questo senso". E' necessario inoltre incoraggiare l'adozione del digitale nella pubblica amministrazione stimolando, con benefici concreti, i dirigenti che migrano in questa direzione e i cittadini, come costi inferiori applicati alle soluzioni digitali rispetto a quelle cartacee.

Secondo l'avvocato Guido Scorza, l'Agenda Digitale è stata " un'operazione di immagine e marketing e non stato fatto niente. Nessuno ha raccolto il sasso, anche in considerazione dei problemi (economici, ndr) emersi negli ultimi mesi". " Era - aggiunge - un'occasione per tentare una strada nuova per stimolare la crescita e convogliare la creatività che abbiamo in Italia, un'occasione per uscire dalla crisi". Il rischio nel giro di quattro o cinque anni per l'Italia è, secondo Scorza, quello di trovarsi a margine di mercati internazionali già sviluppati e di assistere a una sorta di colonialismo digitale. Comprare sui vari Amazon è e sarà più conveniente rispetto a un acquisto in un negozio fisico o digitale della Penisola (senza Agenda). Fra i mea, anzi nostra, culpa citati da Scorza ce n'è stato uno particolarmente interessante: Agenda Digitale potrebbe aver sbagliato interlocutori, parlando a una classe politica sorda in materia, e dovrebbe rivolgersi alle scuole e nei contesti in cui un' educazione dal basso può contribuire a un vero cambiamento.
muro di gomma: si può discutere di come realizzare la banda larga, ma non ci si può ancora chiedere se è davvero necessaria al paese", dice Fuggetta.

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