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martedì 6 marzo 2012

Diario filosofico della marmotta prigioniera dell' uomo

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Corriere della Sera

Il libro

Diario filosofico della marmotta prigioniera dell' uomo

Anche se a qualcuno non ai capitato di vedere una marmotta, ecco una lettura esilarante e insolita che ci viene da lontano. Molti anni fa, nel 1875, un autorevole scrittore svizzero, Eug Rambert, ha pubblicato (mentre qui da noi andava il scena la Carmen di Bizet) un piccolo, delizioso libro, adesso riproposto in italiano col titolo Diario di una marmotta filosofo, curato da Enrico Rizzi e introdotto da Luigi Zanzi (Fondazione Enrico Monti, pagine 169).Si tratta di una immaginaria favola-saggio, dove questa marmotta filosofo, diventato padre di famiglia giinque volte e con ben ventitrigli, un certo giorno si trova catturato nella sua tana e fatto rumorosamente prigioniero da alcuni uomini, che se lo portano via, costringendolo a vivere, con un orecchio mutilato, in una stalla - con vacche, cavalli e una capra - dopo avergli messo un collare: un collare che sa di uomo, sicchli altri animali ne diffidano, lo evitano. La prigionia, secondo il calcolo fatto da questa indimenticabile marmotta, urata sei lune, che corrisponde a centottanta giorni, vale a dire sei mesi o gilE a leggere questo incredibile diario, che era andato scrivendo, ovviamente, non giu pagine di carta ma su tavolette di ardesia, ci si accorge con quanta diffidenza giudica il mondo degli umani, tanto da annotare, non senza sferzante spirito critico, che piosservava, pieva ammettere che gli occhi degli uomini dicono cose diverse in una sola volta: ossia rivelano ambiguitsottintesi o addirittura pericolose tendenze al doppio gioco... A un certo punto la marmotta filosofo riconquista la liberte da quel momento decide di cambiare vita: o meglio, di mettersi a vivere in solitudine e dedicarsi alla filosofia. Che significa proporsi di fare quello di cui neppure la stragrande maggioranza di noi comuni mortali siamo capaci. Cossoprattutto durante le lunghe notti, di nuovo a contatto con la natura - che confessa di osservare, dopo aver scavato una galleria lunga due marmotte dove ritirarsi - ecco che registra quanto gli accade attorno: il volo delle cornacchie, l' aquila in volo, i camosci e la lepre bianca. Ma non basta: perchlla marmotta filosofo la terra appare divisa in tre sezioni: quella degli esseri umani, quella dei supremi deserti e quella delle marmotte, dove pern mancano forme di egoismo, che suggeriscono questo lapidario commento: Come sarebbe diverso se tutte le marmotte vivessero per la ricerca della saggezza!. E ci tornano in mente le parole di Moli: Le bestie non sono cosestie come si pensa. RIPRODUZIONE RISERVATA

Colombo Arturo

Pagina 9
(4 marzo 2012) - Corriere della Sera

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