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6 aprile 2009: terremoto in Abruzzo. Qui in redazione abbiamo riflettuto parecchio su come trattare la notizia a tre anni dalle scosse. Ci siamo chiesti come la ricostruzione della città potesse trasformarsi in un'opportunità per fare dell'Aquila una città del futuro. Dare una casa a tutti gli aquilani è un dovere che, dopo tre anni, dovrebbe essere già stato assolto. Ma c'è tanto di più da fare: cosa? Noi abbiamo diverse idee: sul prossimo numero in edicola vi sveleremo le più ambiziose.
Nel frattempo, però, Wired.it si apre alle vostre idee e ai vostri contributi. Il Corriere della Sera ha pubblicato una bella inchiesta di Rizzo e Stella. Il titolo è “ L'aquila tre anni dopo: tutto uguale” e la tesi è, a tratti, sconfortante: davvero ci siamo tutti dimenticati dell'Abruzzo?
Dimostriamo che non è così. Wired lancia l'hashtag #occupylaquila e vi invita a usarlo, diffonderlo e farlo vostro. Le città (ancora!) semidistrutte sono anche roba nostra. Noi crediamo che ricostruendo si possa cambiare, in meglio, il volto di quel territorio. L'Aquila può trasformarsi in una smart city? Può diventare un esempio virtuoso? Qualcuno dirà che ormai l'occasione è persa. Noi pensiamo che non sia troppo tardi. Nei prossimi giorni scriveremo le nostre domande al governo: quali sono le vostre?
Usate l'hashtag #occupylaquila, raccontateci le vostre proposte ed esprimete i vostri dubbi. Iniziamo a parlarne in rete: su Wired.it, sui social network, sui vostri blog. E prepariamoci ad occupare anche fisicamente il centro della città. Quando? Il 15 aprile. Ci vediamo lì?













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