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Famiglie a dieta: consumi come 30 anni fa
FIRENZE
E’ PIÙ TRENDY se lo chiami «agribusiness», fa meno sociologia e più finanza. Resta il settore primario nell’economia classica, anche se l’aggettivo ha un valore genetico, non di fatturati. Eppure, nonostante 30 anni di crisi e di fuga dai campi, nello studio presentato da Agriventure, la società del gruppo ...
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FIRENZE
E’ PIÙ TRENDY se lo chiami «agribusiness», fa meno sociologia e più finanza. Resta il settore primario nell’economia classica, anche se l’aggettivo ha un valore genetico, non di fatturati. Eppure, nonostante 30 anni di crisi e di fuga dai campi, nello studio presentato da Agriventure, la società del gruppo Intesa-Sanpaolo, il fatturato dell’agricoltura rappresenta il 9% del valore totale degli scambi con l’estero. Oggi il settore in Italia conta 1 milione e 400mila occupati in 850mila imprese, che producono 48 miliardi e 885 milioni di euro, con un valore aggiunto pari a 26.370 milioni.
GLI ANALISTI parlano di «un settore agroalimentare che nel 2011 avrebbe registrato una crescita del fatturato vicina al 6%, dato che però incorpora la continua crescita dei prezzi alla produzione. Sul mercato nazionale i consumi di prodotti alimentari, bevande e tabacco hanno mostrato un calo dell’1,5% a prezzi costanti ed una dinamica ridotta a prezzi correnti (+1,5%), segnalando le difficoltà di spesa delle famiglie. Si tratta di un nuovo segnale negativo dopo il biennio 2008-2009 in calo e il parziale recupero del 2010 che interessano un comparto meno sensibile all’andamento del ciclo economico come quello agroalimentare».
LA NOTA stonata arriva quando si parla di spesa pro-capite. Secondo lo studio, il 2011 segna un salto all’indietro di 30 anni; negli anni ‘80 ogni italiano spendeva per il comparto agroalimentare meno di 2.400 euro all’anno. Un segnale evidente di come, in tempi di tensione sul lavoro e di meno reddito a disposizione, le famiglie taglino i consumi anche poco comprimibili come quelli alimentari. Tutt’altro tenore per le esportazioni, cresciute del 13,3% nei Paesi extraUe (10 miliardi di euro) e del 6,4% in Europa (20,5 miliardi il totale). Le vendite in Germania, Francia e Usa, con Russia e Cina in crescita, fanno segnare le percentuali migliori. Andando ai settori, a guidare la corsa le carni e i salumi, i vini e i prodotti lattiero-caseari, con boom sopra l’11%. Tra l’altro, in continui rincari di gasolio e benzina ‘contagiano’ in maniera diretta i prezzi di cibo e bevande, trascinandoli in alto, visto che in Italia quasi il 90% dei pordotti agroalimentari viaggia su strada per arrivare dalle campagne alle tavole. E infatti le ricadute sui listini alimentari degli ultimi aumenti dei carburanti già superano i 200 euro in termini annui.
CIA (Confederazione italiana agricoltori) Confagricoltura e Copagri oggi scenderanno in piazza a Roma per richiamare l’attenzione del Governo sulle difficoltà del settore agroalimentare italiano e per sollecitare una revisione della manovra economica, oltre a protestare per l’esclusione dal tavolo tra governo e parti sociali. Nel mirino l’Imu sui fabbricati rurali, il caro-gasolio e gli aumenti dei contributi previdenziali.
Pino Di Blasio






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