La caratteristica principale della filosofia russa è il suo isolamento, come già osservava Fedotof. In più si registra il secolare ritardo del suo sviluppo culturale tanto che in circa sette secoli, la Russia non aveva prodotto neanche un trattato di teologia, non parliamo di sapere filosofico. La ’Moscovia’ che comprendeva la regione di Mosca e limitrofi, era rimasta estranea allo sviluppo teologico-filosofico delle Università medioevali, senza né Umanesimo né Rinascimento, come era rimasta fuori dalla Riforma, dalla filosofia cartesiana e dal dibattito della filosofia moderna. I monaci russi si distinguevano per spiritualità e ascetismo quanto per il loro ’parco’ apporto alla cultura.
Il tratto distintivo della filosofia russa, a parte le polemiche fra occidentalisti e slavofili che assomigliano più a partiti che a due correnti di pensiero, è la sete del divino, del sacro e il loro attaccamento alla Chiesa “ortodossa” vero tratto comune di tutti codesti pensatori. Poi vi sono i politici o i pensatori del ’sociale’, un certo numero che rivendicano, più che giustamente, i legittimi diritti di un popolo da sempre schiavo ai più diversi regimi, ’autoritari o barbari’.
Domenico Coviello, esperto di filosofia russa, ha partecipato a Filosofia sui Navigli. Guarda i video della conferenza






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