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martedì 6 marzo 2012

Lo strano no della Camera alla Lingua dei segni - Notizie - l'Unità

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La Commissione VII (Cultura, scienza e istruzione) della Camera dei Deputati ha opposto un secco no al riconoscimento della Lingua dei segni italiana. La lingua che usano i sordi. La Commissione ha infatti esaminato nei giorni scorsi ed espresso parere contrario al nuovo testo della proposta di legge che riguarda le «Disposizioni per la promozione della piena partecipazione delle persone sorde alla vita collettiva e riconoscimento della lingua dei segni italiana». A far propendere per il no, spiega la Commissione, è il fatto che «il riconoscimento della lingua dei segni potrebbe portare più che ad includere i non udenti nella società piuttosto ad escluderli, precludendo loro di esprimersi attraverso la stessa lingua circolante».
Insomma, la Commissione ritiene che l’uso della Lingua dei segni potrebbe risolversi in un danno. Meglio che i sordi, con l’uso delle tecnologie oggi disponibili, usino esclusivamente la lingua parlata.
Cosa sia la Lingua dei segni lo ha spiegato Olga Capirci, dell’Istituto di Scienze e Tecnologie Cognitive del Cnr nel corso di un convengo – Dialoghi su Scienza e Società – che si è tenuto al Dipartimento di Fisica dell’Università La Sapienza di Roma nei giorni scorsi. È una lingua che utilizza la modalità visivo-gestuale (i segni, appunto), anziché quella uditivo-vocale (le parole) come forma primaria di espressione. La lingue dei segni (il database Ethnologue ne ha classificate 114 differenti nel mondo) non sono un insieme caotico di gesti, proprio come le lingue parlate non sono un insieme caotico di suoni. Sono un insieme organizzato, con tutti i tratti, spiega Olga Capirci: «che vengono considerati distintivi delle lingue naturali, con strutture funzionalmente analoghe alle strutture fonologiche,
lessicali e morfosintattiche proprie delle lingue vocali».
Le lingue dei segni sono uno straordinario strumento che consente ai sordi e ai muti di comunicare con tutta la complessità delle lingue che usano la parola. Di più: secondo la Convenzione delle Nazioni Unite sui Diritti delle Persone con Disabilità (giugno 1988): le lingue dei segni sono uno dei mezzi mediante il quale i sordi possono accedere alla vita quotidiana e sociale. Per questo le Lingue dei segni sono
state riconosciute in diversi paesi sia in Europa (Francia, Spagna, Danimarca, Svezia) sia fuori dall’Europa, in America latina, negli Stati Uniti, in Canada.
Il riconoscimento è fondato su risultati scientifici consolidati che dimostrano come, spiega ancora Olga Capirci, l'apprendimento di una lingua dei segni non interferisce affatto con l'apprendimento della lingua orale, ma, al contrario, può fornire un grosso aiuto ad apprendere le lingue orali: «La ricerca scientifica ha dimostrato che, come ogni tipo di bilinguismo, anche quello fra una lingua dei segni
e una lingua vocale, permette al bambino (udente o sordo) di raggiungere una maggiore flessibilità cognitiva e migliori abilità di attenzione e di memoria visiva».
Insomma, la scienza consiglia di utilizzare la Lingua dei segni non come alternativa ma in aggiunta alla lingua orale, per due motivi: perché offre un vantaggio cognitivo e perché è un potente strumento di integrazione sociale.
In definitiva la decisione del Commissione VII della Camera appare molto debole sotto il profilo del merito. Perché le motivazioni del secco no al riconoscimento della Lingua dei segni sono in assoluta contraddizione sia con quanto sostengono le Nazioni Unite e i Parlamenti di tanti altri paesi sia con le evidenze scientifiche.
Ma la decisione è criticabile anche per motivi di metodo. Perché la
Commissione VII entra nel vivo dei contenuti scientifici. Sostenendo che la Lingua dei segni produce effetti opposti a quelli documentati nella letteratura scientifica internazionale. È un po’ come se la Commissione avesse deciso che il primo principio della termodinamica non è valido. Nessun Parlamento può decidere sulla
validità delle leggi della fisica. O della psicologia. Quando qualche Parlamento lo fa viola il buon senso oltre che il corretto del rapporto tra scienza e politica.

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