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venerdì 9 marzo 2012

Abiti usati: dalla discarica alla differenziata - Wired.it

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Abiti usati: dalla discarica alla differenziata
Comuni e Conau firmano un accordo per incrementare la raccolta e il riciclo dei rifiuti tessili: obiettivo 4 chili all’anno a testa, in Europa sono già a 7
08 marzo 2012 di Simone Cosimi
Poco più di un chilo per uno all’anno. Troppo poco per un mondo ancora tutto da scoprire. E nel quale, soprattutto, di chili ne consumiamo 14. Non a caso, l’obiettivo dell’accordo di cooperazione firmato dai Comuni italiani raccolti nell’ Anci e il Consorzio nazionale abiti e accessori usati è quello di toccare almeno 4 chili per abitante, salendo così dalle attuali 80mila tonnellate ad almeno 240mila. Il tema sul tavolo è quello dei rifiuti tessili, parte dei nostri scarti quotidiani costituita fondamentalmente dai vestiti usati ma anche da tutto quel che è legato agli accessori e all’arrendo-casa, dalle tende alle tappezzerie passando per le tovaglie, senza contare gli scampoli industriali. Roba che, quando non è girata agli enti caritatevoli, al momento finisce in gran parte nel mefistofelico “tal quale” e fila dritta in discarica.

Una raccolta differenziata efficace in questo settore potrebbe pesare molto: porterebbe a un risparmio nel costo di smaltimento dei rifiuti urbani pari a circa 36 milioni di euro. Senza contare le 864mila tonnellate di Co2 all’anno, i 1.440 milioni di metri cubi d’acqua, le 72mila tonnellate di fertilizzanti e le 48mila di pesticidi risparmiati. Insomma: un ambito che sembra di nicchia e che invece investe a ragnatela diversi settori. Senza contare che all’estero viaggia sui 7 chili a persona. L’intesa siglata da Anci e Conau è dunque fondamentale perché fissa finalmente gli standard qualitativi per l’Italia, la tipologia dei cassonetti che affiancheranno umido, vetro, plastica e gli altri nelle strade oltre alle frequenze di raccolta.

Quando arrivano negli impianti autorizzati, gli abiti vengono anzitutto trattati con apposite macchine sfilacciatici, che li riportano allo stato di fibre. Queste vengono lavorate insieme alle nuove per confezionare capi d’abbigliamento ma anche rivestimenti per automobili o carte pregiate, in particolare da cotone e lino. Le percentuali parlano chiaro: di quelle 80mila tonnellate che vengono raccolte ogni anno, il 68% viene riutilizzato, il 25% riciclato e solo il 7% definitivamente smaltito.

Ecco quanto si risparmia all’ambiente raccogliendo e destinando al trattamento un chilo di abiti usati:

L’emissione di 3,6 chili di CO2 ;
Il consumo di 6.000 litri d’acqua ;
L’uso di fertilizzanti 0,3 chili di fertilizzanti ;
L’utilizzo di 0,2 chili di pesticidi.

foto: Corbis

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