Settanta anni non sono pochi. Per uno però, come Stephen Hawking, che sarebbe dovuto morire più o meno 45 anni fa e che nella sua vita ha contribuito a definire i limiti dell’Universo e del Tempo, potrebbero essere una sciocchezza. Se non fosse per la malattia - la sclerosi laterale amiotrofica - che da quasi mezzo secolo lo costringe su una sedia, che pur essendo ipertecnologica resta a rotelle, potremmo dire con leggerezza che i settanta anni del grande fisico britannico siano stati una vera e propria galoppata là dove nessun uomo è mai giunto finora. Anzi, visto il tipo e il suo debole per donne e motori, potremmo addirittura immaginare questa galoppata con lui in smoking a bordo di una Austin Martin con al fianco una bionda infermiera. Una galoppata infinita attraverso i limiti dello Spazio e del Tempo alla ricerca di un Dio creatore che ora c’è e ora non c’è più. Quella di Hawking è stata fin qui, e siamo sicuri lo sarà anche in futuro, una vita davvero intensa, costantemente in bilico tra equazioni, cartoni animati, film, e persino rotocalchi. Nei sui viaggi interstellari sull'astronave Enterprise, è persino riuscito a giocare una partita a poker insieme a Newton ed Einstein.
Sulla sua pagina di Wikipedia viene definito matematico, fisico e cosmologo britannico. Ma forse sarà anche per quella sua vaga somiglianza a Andy Warhol, è anche una vera e propria popstar mondiale della scienza finita persino dentro cartoni animati cult ( I Simpson e I Griffin) e più pop come I Fantagenitori.
Non dobbiamo però farci distrarre dalle innumerevoli apparizioni fuori dall’ambito accademico del professor Hawking. Se infatti è riuscito a uscire dall’accademia, il merito è stato senza dubbio per la sua incredibile capacità di elaborare e di sviluppare matematicamente le sue teorie cosmologiche. Non è un caso se solo due anni fa ha lasciato la cattedra lucasiana della matematica a Cambridge (quella per intenderci ricoperta da Newton).
I modelli matematici relativistici
Il suo lavoro infatti comincia proprio da lì, dalla matematica ed è dalla matematica che nella seconda metà degli anni Sessanta, insieme a Roger Penrose ha messo a punto alcuni modelli che si sono rivelati determinanti poi per la sua prima importante scoperta in campo fisico e cioè la rilevanza delle singolarità gravitazionali nello spazio-tempo. In pratica, Hawking nel 1971 è riuscito a dimostrare matematicamente quello che Albert Einstein aveva previsto solo teoricamente nella sua teoria della Relatività generale e cioè che le singolarità sono una caratteristica ragionevole e non così occasionale della relatività generale, ossia che lo spazio-tempo, in determinate condizioni che sono meno speciali di quanto si pensava sino ad allora, può collassare sotto la spinta di una enorme massa gravitazionale.
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