Michael Malin ha lasciato il suo studio, a San Diego, nella sede della Malin Space Science Systems e ora si trova a parlare davanti a un gruppo di giornalisti e scienziati, a una conferenza stampa indetta dalla Nasa presso il Jet Propulsion Laboratory di Pasadena. Sta proiettando delle fotografie: il pendio scosceso di una gola marziana appare in due immagini catturate dallo stesso strumento (la sua Mars Orbiter Camera) e con la stessa angolazione, ma a sei anni di distanza, nel 1999 e nel 2005. Due scatti identici, ma nella seconda c’è qualcosa che nella prima non c’è: due strisce quasi bianche, dai contorni indefiniti. Malin e gli altri della Nasa non possono ancora averne la certezza, ma quelle linee hanno tutto l’aspetto di due depositi lasciati dall’ acqua. La parola magica era stata pronunciata e, inevitabilmente, aveva fatto molto rumore.
Era il 6 dicembre 2006 e il giorno dopo i giornali di mezzo mondo riporteranno la scoperta che su Marte scorre ancora il prezioso liquido. Alcuni titoleranno con un forse, altri ci metteranno un punto interrogativo, ma il sasso era stato lanciato: per la prima volta erano state individuate delle tracce che indicavano la possibile presenza, in tempi recenti, di acqua allo stato liquido sulla superficie marziana. E, quindi, di vita.
Non per smorzare gli entusiasmi, ma oggi, 5 anni di distanza, davanti a 46 anni di fotografie e a scansioni 3D della superficie marziana, sappiamo che difficilmente troveremo rivoli e cascate. Siamo sicuri che la molecola più ricercata dello Spazio si trova su Marte, ma in forma solida (cioè ghiaccio) sotto i poli. Possiamo anche affermare (con un grado di incertezza non troppo grande) che, se non altro in passato, dell’ acqua scorreva realmente sul pianeta, almeno nel sottosuolo. È il motivo per cui per l’atterraggio di Curiosity - la sonda Nasa lanciata lo scorso 26 novembre e che arriverà su Marte il prossimo agosto - è stato scelto il luogo che più verosimilmente ospitava acqua (e vita).
Il dubbio che su Marte ci potessero essere dei processi geologici ancora attivi era sorto nel luglio del 2000, con l’osservazione di un primo solco che sembrava tracciato da un flusso. Ne furono osservati molti altri, ma il punto era: quanto erano giovani queste formazioni? Malin e gli altri di Pasadena si erano posti proprio questa domanda e la Mars Orbiter Camera era lo strumento per capirlo. Montata sul Mars Global Surveyor, che girava intorno al pianeta, ha inviato immagini degli stessi luoghi fino al 2005.
Ed eccoci, nel 2006, davanti alle immagini di due solchi lunghi centinaia di metri che nelle foto del 1999 non c’erano. Si trovano nell’emisfero Sud, una su un cratere del gruppo Centauri Montes, l’altra nel cratere Terra Sirenum.
“ La forma di questi depositi è quella che ti aspetteresti di vedere se il materiale fosse stato trasportato da un flusso d’acqua”, riporta il comunicato stampa della Nasa.
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