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sabato 3 dicembre 2011

Censis: Facebook e Twitter per superare la crisi - Wired.it

Condé Nast

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SOCIETÀ CON SOCIO UNICO

Anche Facebook e Twitter sono strumenti utili per uscire dalla crisi in cui versa la società italiana e “ disinnescare le tensioni sociali prossime venture” attraverso “ l’arricchimento dei rapporti sociali”. Fanno parte di uno dei punti elencati oggi dal presidente del Censis Giuseppe De Rita, in occasione della presentazione del rapporto annuale dell’istituto: ricominciare a pensare a progetti di lunga durata e a parlare di economia reale anziché di finanza; ripensare l’articolazione del sistema; ritrovare il primato della rappresentanza di una politica che è morta e della nuova socialità che nasce da conflitto generazionale e geografico ancora nascosto e di cui Facebook e Twitter sono i nuovi format relazionali.

Nel rapporto del Censis c’è tutta una parte legata agli aggregatori sociali. Se i social network da una parte spingono i giovani a “ escursioni telematiche anche molto povere e puramente bidirezionali”, dall’altra “ chiamano a un articolato, vivo rapporto di tipo orizzontale”. Così si generano forme di religiosità non più intimistiche, ma comunitarie e si sviluppano “ forme amicali collettive” che si concretizzano in vario modo, anche fuori dai social, nelle movide e nelle sagre, in “ aggregazioni capaci di supplire alle carenze del welfare pubblico (asili nidi, mense scolastiche, esperienze mutualistiche etc.).

Nel 2011, il dato di crescita dell’ utenza Web ha superato la fatidica soglia del 50% della popolazione, arrivando al 53,1%, con una crescita del 6,1% sul 2009. È anche questo un dato che fotografa il conflitto sociale: fra i giovani la percentuale sale all’87,4%, fra gli anziani (65-80 anni) cala al 15,1%. Internet è appannaggio delle fasce di popolazione più istruite (72,2%), mentre quelle meno scolarizzate restano ai margini (37,7%). Se il telegiornale è ancora la prima fonte di informazione per l’80,9% degli italiani, tra i giovani le modalità di informazione sono già cambiate: i motori di ricerca (65,7%) e Facebook (61,5%) sono considerati quasi alla stregua del tg (69,2%), mentre per la media del Paese i primi posti sono ancora appannaggio di giornale radio, carta stampata e televideo. Se su Facebook ci sono 20 milioni di italiani, Twitter è utilizzato solo dal 2,5% della popolazione, percentuale che sale però al 4,8% fra i giovani. Per gli under 30 blog e forum (25,8%) e YouTube (33,3%) rappresentano mezzi di informazione quanto e più dei siti Internet dei telegiornali (26,7%) e le app per smartphone e tablet (16,2%) cominciano a rappresentare un’alternativa.

Lo scenario in termini di rivoluzione digitale non è però molto migliorato. “ Il nostro paese sconta ancora ritardi strutturali nello sviluppo della rete” si legge nel rapporto. Il 62,9% delle famiglie ha ancora una connessione Adsl, con l’Europa che ci chiede di portare la banda larga a tutti entro il 2013. L’accesso a connessioni superiori ai 30 Mpbs in Italia è un privilegio del 49% della popolazione, mentre la media europea è del 61%. Paradossalmente il nostro è “ fra i paesi europei con le migliori performance relativamente alla disponibilità on line di alcuni servizi pubblici ritenuti fondamentali”, anche se i cittadini che usano Internet per comunicare con la pubblica amministrazione sono solo il 17%.

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