“Conciliazione dei tempi di vita e dei tempi di lavoro”: questo il titolo dell’indagine presentata ieri, a Roma, da Lorella Cedroni (Filosofia Politica, Sapienza Università di Roma) e da Mariella Nocenzi, (ricercatrice sociologia, presso facoltà ingegneria e formazione, Università la Sapienza di Roma). L’indagine, commissionata da FLAI CISL e condotta presso sei Aziende del Settore Elettrico su 800 dipendenti, rivela le criticità di un comparto storicamente declinato al maschile. Le donne intervistate, che hanno per il 59,5% un’età compresa tra i 41 e 55 anni e per il 26% un’età compresa tra i 31 e 40 anni, sono tutte di un’età media alta: solo il 9,7% è al dì sotto dei 30 anni mentre sono per la maggior parte dei casi sposate: 65,7% e rappresentano il 17% della forza lavoro totale.
Tale risultato, ossia la bassissima presenza femminile, è funzione - rivela l'indagine pubblicata da Rubettino editore- di contratti di formazione che negli anni passati sono stati costantemente destinati alla componente maschile. Un comparto, dunque, storicamente egemonizzato dagli uomini che, dopo l’accesso delle dipendenti nel settore, si misura con tempi e modalità di conduzione del lavoro tradizionalmente non declinati sulle esigenze di queste ultime.
In particolare la ricerca registra ancora un orario rigido specie nei settori impiegatizi delle aziende e una progressiva applicazione dello strumento della flessibilità almeno in entrata anche se, difficilmente applicata nelle unità operative esterne.
Ad eccezione della struttura operante in Acea, dipendenti e rappresentanze sindacali hanno finora richiesto alle aziende, ma senza successo, il finanziamento per l’apertura di asili nido o l’accesso in convenzione per i figli dei lavoratori conducendo anche trattative con i Comuni per opportune sinergie. Al momento si registrano però solo elargizioni di bonus per il pagamento della retta scolastica.
Riguardo a diverse modalità di svolgimento della professione come il telelavoro, il settore elettrico ha finora sperimentato solo un caso nel 2002, in Veneto, adottando un provvedimento straordinario in occasione della ristrutturazione della sede di lavoro, ma non replicandolo in condizioni di normalità quale strumento di conciliazione.
In tal senso, l’impegno dei comitati di pari opportunità presenti in molte della aziende esaminate, oltre che del consigliere di di fiducia nominato in Acea- si presenta ancora molto intenso e orientato soprattutto a dare sostanzialità all’applicazione di strumenti di conciliazione in parte esplorati o affatto sperimentati nel mondo del lavoro.
Si può parlare – conclude la ricerca- della necessità di una sensibilizzazione culturale nel settore elettrico che finora ha avuto come attivi promotori proprio i sindacati. (07/12/2011-ITL/ITNET)






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