Filosofiablog

Nowsy.com - your news and info dashboard

CYBERNIX

http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/index.rss

Cerca nel blog

sabato 3 dicembre 2011

I misteri dell'anestesia - Wired.it

Condé Nast

©Edizioni Condé Nast S.p.A. - P.zza Castello 27 - 20121

Milano CAP.SOC. 2.700.000 EURO I.V. C.F e P.IVA - REG.IMPRESE TRIB. MILANO N. 00834980153

SOCIETÀ CON SOCIO UNICO

Basta una veloce iniezione di anestetico per far sprofondare un essere umano in uno stato di incoscienza simile al coma. A volte, ti applicano una mascherina sul viso, e il gas xeno ti addormenta nel giro di pochi secondi. Oggi, l' anestesia totale è una pratica diffusa e ben conosciuta, fatta eccezione per un dettaglio fondamentale: nessuno sa ancora come funziona di preciso. New Scientist fa il punto della situazione, presentando i tasselli di conoscenza che gli scienziati hanno messo isieme negli ultimi anni.

Il paradosso dell' anestesia - tanto efficace quanto insondabile - affonda le sue radici nel 1804, quando un chirurgo giapponese fece ricorso a un potente mix di erbe per addormentare il suo paziente. Nei secoli successivi, i medici di mezzo mondo sperimentarono nuovi sistemi per indurre la perdita di coscienza, fino a arrivare alle pratiche consolidate di oggi.

Se vi capiterà mai di finire in una sala operatoria sotto anestesia totale, molto probabilmente sarete addormentati con una manciata di composti conosciuti in tutto il mondo: diisopropilfenolo per endovenosa o sevoflurano per inalazione. Oppure una boccata di xeno, come accennato prima. La cosa interessante è che, sotto l'effetto di diversi anestetici, il cervello sembra comportarsi allo stesso modo. Un bel grattacapo, visto che fino a oggi nessuno ha veramente capito cosa succede al nostro organismo quando viene addormentato in modo artificiale.

La medicina moderna vuole conoscere nel dettaglio il meccanismo biomolecolare che permette ai farmaci di interagire con il corpo umano, ma non sempre è possibile ottenere delle risposte complete. Per adesso, sappiamo solo che gli anestetici colpiscono degli specifici recettori delle cellule nervose localizzati in diverse aree del cervello. È già qualcosa, ma non basta per capire gli intricati processi che inducono la perdita di coscienza. È come mettere insieme due tessere di un puzzle e pretendere di avere già un'idea chiara di cosa ne verrà fuori.

Così, per avere un'idea più chiara di quello che sta succedendo nel nostro cervello quando un anestetico inzia a fare effetto conviene ricorrere alle tecniche di brain imaging. L'osservazione di come cambia l'attività cerebrale in risposta alla somministrazione di diisopropilfenolo o xeno ha fatto letteralmente accendere le lampadine nella testa degli scienziati. Infatti, a prescindere da quale anestetico venga utilizzato, il cervello mostra dei segnali pressocché identici.

Secondo un articolo pubblicato su Science, la privazione di coscienza deriva da una desincronizzazione di varie aree del cervello. Nello specifico, la perdita dei sensi può sopraggiungere solo quando l'anestetico blocca la trasmissione di informazioni tra varie aree della corteccia cerebrale localizzate nella zone dei lobi posteriore e parietale.
Pagina successiva
1 2

This opera is licensed under a Creative Commons Attribution-NonCommercial-NoDerivs 3.0 Unported License.
open/closeTIMELINECOMMENTICOMMENTI AUTOREUPDATESCORRELATITags correlati: anestesia medicina salute neuroscienze Science coma cervello Follow: Segui

Inserisci qui il tuo commento:

Nessun commento:

Posta un commento