Filosofiablog

Nowsy.com - your news and info dashboard

CYBERNIX

http://blog.libero.it/MASTERIZZAZIONE/index.rss

Cerca nel blog

venerdì 16 dicembre 2011

Bellezza e moralità: il caso pratico del San Raffaele. Lo smarcamento dai “sigilli”. Una mera questione di forma? | Phenomenology Lab

“Superficialità contro profondità. Inconsapevolezza contro consapevolezza. Doveri verso gli altri contro doveri verso sé. È lo spazio da nulla garantito della possibile fioritura personale. Ma anche della possibile e peggiore degradazione, dell’abbassamento di sé. Pesantezza contro luce, nobiltà contro bassezza, amore contro odio, rabbia, risentimento, brama di vendetta e infine, di nuovo, paura. (Weil). Di qui rattrappimento, angustia, aridità, meschinità, invidia, tendenza al chiacchiericcio malevolo, coltivato con falso senso di giustizia, o all’impulso improvviso - anche gratuito - alla maldicenza svalutante, noncurante e vile; tormentata o smodata ambizione di potere o status, sfrontatezza, ipocrisia, vuoto e gesticolante amore per il giusto e il vero, privo quindi delle luci improvvise e benevole che tradiscono mitezza d’animo verso le proprie e altrui debolezze, lealtà nella contesa, magnanimità nella vittoria, umiltà nella sconfitta, onestà e serietà: responsabilità“.

Trovo queste parole di Stefano Cardini, che riassumono il suo ragionamento su bellezza e moralità, straordinariamente lucide ed esatte. Vorrei porre a tutti quelli che leggeranno questa nota una questione, e ciascuna risposta, soppesata con le altre e con le mie valutazioni, mi aiuterà a capire che cosa debbo fare. La dirigenza del San Raffaele è indagata per associazione a delinquere. L’università, è vero, non è minimamente coinvolta né dal punto di vista anmministrativo né - cosa che però il mondo di fuori non sa - negli eventuali vantaggi della rapina a danno delle risorse pubbliche effettuate dall’amministrazione della Fondazione: come sanno tutti i collaboratori del Lab, non una lira ci è mai venuta dall’Università per alcuna attività di ricerca o didattica.

Tuttavia è un fatto che il Senato Accademico, che comprende i tre presidi delle facoltà (ma non gli altri docenti) ha confermato a) alla presidenza del nuovo cda dell’università, che è l’organo supremo che accentra praticamente in sè ogni potere di nomina, anche della parte docenza e ricerca, la direttrice generale amministrativa Raffaella Voltolini, ovvero forse la persona più vicina a don Verzé, moralmente se non penalmente implicata nelle attività di un grupopo indagatio per associazione a deliunquere; b) alla carica di rettore il Prof. Scala, che per lunghissimo tempo è stato semplice e passiva espressione delle disposizioni del rettore in carica, cioè don Verzé.

Questo nonostante pochissimi di noi (tre persone, in pratica: una a filosofia e due a medicina) dal luglio scorso si prodighino in interventi pubblici e pressioni interne per ottenere un segno di discontinuità. Ci sarà un’ultima occasione di esprimere questo dissenso da decisioni che, accettate dai due presidi di filosofia e di medicina, i quali sono essi stessi entrati nel nuovo cda, simbolizzano comunque una perfetta assenza di discontinuità dalla gestine precedente. Don Verzé ha 91 anni e si è ritirato designando lui stesso i suoi successori.

A fronte di questi dati la domanda è: se il 21 dicembre, data del prossimo consiglio di facoltà, non si delinearà almeno una posizione di minoranza contraria a questa uscita “soft” dalla situazione - l’idea essendo che a levare di mezzo l’attuale presidente del cda ci penseranno i PM, e che solo allora si potrà procedere a cambiarlo: cosa che in effetti l’attuale statuto non permetterebbe di fare prima, che cosa deve fare l’ipotetico docente che fosse rimasto unico a esprimere una posizione più intransigente? Dimettersi e autolicenziarsi, interrompendo quindi anche le attività di ricerca e pubblicazione, basate sull’esistenza del centro di ricerca cui il Lab è associato, anche se coinvolgono anche alcuni collaboratori del Lab? Fare un intervento sulla pubblica stampa in cui esprime il suo dissenso nei confronti dei colleghi? La seconda cosa, che non mancherei comunque di fare, richiede però secondo bellezza e giustizia anche la prima? Ogni opinione sarà benvenuta, e ve ne ringrazio in anticipo.

Tags:

This entry was posted on giovedì, dicembre 15th, 2011 at 14:56 and is filed under Fenomenologia e altri saperi, News, Paideia, Pensando a ciò che accade..., Temi di ricerca, etica, scienze giuridiche. You can follow any responses to this entry through the RSS 2.0 feed.

Nessun commento:

Posta un commento