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mercoledì 14 dicembre 2011

Fini: «Ecco perché non mi sono dimesso» - POLITICA

Zione 13/dic/2011 | 21:59

Piange la Giustizia, perchè è in mano al Giudiciume politico e Cornacopia, che diede il primo vagito a Torino !
Lo squallido Fini (col suo parentume di Famigli), grazie ai suoi Compari Giudicioni, non finì a Montecarlo; ma fu sepolto in seguito, dalla mancanza delle sue dovute e annunciate … Dimissioni; che finora non si vedono ancora.
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Speriamo che i buoni propositi finora espressi con convinzione dal Dottor Vietti, vicepresidente del CSM e dalla Professoressa Severino, (il Ministro della Giustizia alla quale va anche la sincera Solidarietà di chi lotta per un mondo migliore e pure contro la violenza di chi, invece di impegnarsi su una Barricata, alla luce del giorno e in prima persona, non sa fare altro che minacciare a casaccio da un comodo nascondiglio), si possano realizzare per porre riparo e fine alle tante Macellazioni Giudiziarie, passate e ancora in atto.
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Infame Processo Farsa, basato su Scemenze e Calunnie; in una squallida Corte d’Assise della Fogna di Torino, che per laidi interessi Politici e Criminali, molto egregiamente si trasformò in un sublime teatro dei Buffoni, dei Lestofanti e dei Briganti …
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La scelleratezza della Camorra Giudiziaria, partì dal Processone di Viterbo, passò da Napoli per San Enzo Tortora e proseguì per Torino, col Ludibrio del “Processo” a Mario Longobardi di Orbassano (con recondito seguito …) per non fermarsi più; dal Vesuvio un abbraccio ai Carcerati (che soffrono da Innocenti), agli Emigranti e una solenne Maledizione agli eccellentissimi Legulei di prestigiose quanto usurpate carriere del Turpe Giudiciume, coi suoi associati Compari e manutengoli vari; i vili Gendarmi, i Falsi scribacchini e gli squallidi Pennivendoli.
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Quanta ricord, oi né, quanta ricord …; la grandissima Maria Carta a Piossasco; un vero Comandante (Pattadese e Guzzista col “California”); un’Indegno comandante (con vergognosa e rubata medaglia d’oro); il Nipotame di zio Peppe (Zione, che saluta da Napoli) e i bravi Amici Sardi di Cumiana (incluso gli “indigeni”) e del Torinese e l'Infame padre delle Violenze di Stato, il Giudiciume delle Cloache Piemontesi.
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Quando Maria Carta, la gentile e forte Signora delle canzoni Sarde e i suoi Coristi, deliziavano con le antiche magie delle Favole, anche a Piossasco, dove la gran folla che era composta da Famiglie di Immigrati da tutte le Regioni d’Italia, si emozionava molto con le allegre Melodie della Natura; quando dopo calorosi applausi, la Gente si ritirava a casa, tutta contenta che il Signore aveva concesso una bella giornata, purtroppo fu anche il triste tempo in cui germinò la mala pianta dei Traditori del Popolo, i sovversivi Felloni dello Stato che cominciarono a defecare sulla Costituzione.
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Fu allora che l’ignorante e criminale Giudiciume "Piemontese" aggredì un Assessore di Orbassano, Meridionale e Socialista … con un Infame Processo Farsa, basato su Scemenze e Calunnie, in una Corte di Buffoni della Fogna di Torino, in cui la Turpitudine assassinò il nome e l’esistenza di Galantuomini e Donne per bene di quei paesi, che non avevano mai avuto niente a che vedere con occulte o evidenti Faide Politiche, coi Cialtroni Giudiziari e colle Scelleratezze Tribunalizie.
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Uh, uh, ma ch stronz ’e ris, (pardon, m’è scappato, oh, ooh …); ahi, ahi che ghignate; minchia bravi carusi, se ci penso, che ghignate boja fauss; chiedo scusa ai pazienti lettori per il piccolo sfogo del prolisso eloquio, ma chissà come mai questo lodevole sito (Blog o Forum ?) mi ha sollecitato la memoria, riportandomi indietro nel tempo, alla difficile ma pur spensierata fanciullezza, facendomi ricordare di una storiella sentita allora, sugli sgarrupati marciapiedi degli Scugnizzi (sì; ma attenzione però, che sono anche stato fortunato, perché nato a Chiaja in un palazzo di antichi Principi …).
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C’era una volta un bastimento carico di magnifiche arance (Sorrento o Palermo ?) attraccato alla banchina della “Marina dei Limoni” presso la foce del Sebeto, il mitologico fiume sotterraneo, che fra le tante schifezze continuamente scaricava in mare anche delle turgide quanto evidenti deiezioni di forma cilindrica e di grosso diametro, presumibile retaggio dei Titani o di mostruosi Umanoidi dal Ciclopico ano e che senza danno, galleggiavano superbamente fra le placide onde.
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Un’improvvisa burrasca fece rovesciare la navicella, per cui quel tratto di mare si riempì di Arance, fra le quali si intrufolarono (aumm, aumm…) e si frammischiarono molti pezzi di quel fituso e disumano sterco; ad un certo punto, ritornato il sereno e vedendo con compiacimento di essere riusciti a sparpagliarsi e confondersi molto bene in mezzo ai nobili agrumi, gli ignobili escrementi allegramente si misero a cantare a squarciagola: “Simm tutt Purtuall; né uè, ca ccà simm tutt Purtuall !!!”.
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Purtroppo sembra che malgrado i secoli trascorsi, i più grossi di questi Maestosi Stronzi, siano sopravvissuti alla consunzione del tempo e ultimamente, con grande Albagia sguazzano e Impestano in famigerate Fogne; per cui si avverte il Popolo di fare molta attenzione e di evitarne qualsiasi contatto; a scanso di Mortiferi accadimenti.
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Ama la verità; mostrati qual sei, e senza infingimenti e senza paure e senza riguardi.
E se la verità ti costa la persecuzione, e tu accettala; e se il tormento, e tu sopportalo.
E se per la verità dovessi sacrificare te stesso e la tua vita, e tu sii forte nel sacrificio.
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http://www.moscati.it/Italiano/It_pensieri.html
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Il grande clinico e Medico dei poveri, Benefattore della dolente Umanità e venerato Santo già da vivo, parlava così perché fra i tanti morbi con cui lottava strenuamente nei lazzaretti non si era imbattuto nella Lebbra della Giustizia; perché all’epoca il mortifero GIUDICIUME togato, non si era ancora diffuso come grave Epidemia Sociale e i Magistrati erano persone serie, austere e morigerate, fatta eccezione di qualche sporadico e recondito bacillo isolato; chissà se fosse vissuto ai giorni nostri, quale sarebbe stato il suo severo pensiero in merito all’Agonia in cui si dibatte la pugnalata Temi; vanamente difesa dalla seria e silente Magistratura.
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http://www.sanmarinonotizie.com/?p=30721
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Lo disse Dante, pensando al Giornalume
e questo poi lo confermò anche Nerone,
che un Ruffiano è peggio di un Bubbone;
specialmente quando sposa il Giudicume.

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