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lunedì 5 dicembre 2011

LIBRI: PUBBLICATA ALL'AQUILA BIOGRAFIA DEL BEATO ANTONIO ROSMINI Abruzzo Web Quotidiano on line per l'Abruzzo. Notizie, politica, sport, attualitá.

di Annalisa Casciani

L'AQUILA - Antonio Rosmini, filosofo italiano tra i più conosciuti dell'Ottocento, con un corpus di testi all'attivo di ben 120 volumi, opera monumentale di riflessione teologica, ma anche studi di più ampio respiro che spaziano dalla filosofia, alla storia, al diritto, a riflessioni politiche, etiche e anche di psicologia, è stato sicuramente uno dei personaggi più controversi della Chiesa Cattolica del XIX secolo.

La sua storia, la biografia più sentita e viva, non soltanto vita di un santo, ma di un uomo, la sua famiglia, l'adolescenza a Rovereto (vi nacque nel 1797), le precoci passioni per la letteratura e la poesia e anche la storia del suo pensiero, sono state sviscerate da Marie Chaterine Bergey, grande studiosa di Rosmini, nel libro La veste di porpora. Vita di Antonio Rosmini, che è stato tradotto in italiano nel 2009 da Aldo Costanzo D'Alfonso per l'editore Japadre dell'Aquila.

Questa traduzione ha portato in Italia un’opera che ha avuto una grande fortuna nella prima edizione francese del 2000, dal titolo La robe de Pourpre. Vie d'Antonio Rosmini (Editions Bière, Paris/Bourdeaux), permettendo a un ampio pubblico di conoscere questo grande pensatore italiano che per molti anni, suo malgrado, la chiesa ha mantenuto nell'oblio.

Il titolo dell'opera allude alla mancata porpora cardinalizia che Rosmini avrebbe potuto ricevere nel 1948, consigliere di Pio IX a Roma, poi, a Gaeta accompagnando volutamente il papa nel suo esilio, mancata nomina che gli dette l'occasione, come riferì a un amico, "di meditare su quello straccio di porpora che fu posto sopra le spalle di Gesù Cristo dai suoi flagellatori".

La sua testimonianza di carità ed evangelizzazione, che lo portò a fondare l'Istituto della Carità, movimento religioso che riuscì a far rinascere l'interesse per il cattolicesimo in Inghilterra, ma anche in America del Nord, è profondamente infusa di idee progressiste e moderniste, sicuramente dovute all'amicizia di Rosmini con lo scrittore Alessandro Manzoni e con personalità come i fratelli Cavour, Vincenzo Gioberti e Nicolò Tommaseo.

Fu anche socio corrispondente dell'Istituto di Francia, amico di Victor Cousin come di Lamennais e Lacordaire.

Queste sue amicizie e le sue originalissime idee, che andarono oltre l'empirismo e il sensualismo, fino a bypassare il secolo dei Lumi e soprattutto l'idealismo kantiano e hegeliano, fecero nascere verso Rosmini invidie velenose e accuse infondate che porteranno i suoi scritti a essere processati, processo che si concluse con un dimittantur.

La sua riflessione spaziò anche su temi caldi dell'attualità del tempo, come l'Unità d'Italia su cui scrisse Il saggio Sull’unità d’Italia, nel 1848, insieme alla Costituzione secondo la giustizia sociale e a La Costituente del Regno dell’Alta Italia, mettendo a fuoco chiaramente il tema del momento, scritti che in questo 150° anniversario dell'Unità tornano prepotentemente d'attualità.

Manzoni disse di lui che poteva essere annoverato tra "una delle sei, sette grandi intelligenze dell’umanità", e, infatti, il roveretano era profondamente immerso nella cultura europea dell'Ottocento, conoscitore dei più grandi pensatori di tutti i tempi e degli scrittori suoi contemporanei: rilesse la cultura vigente in chiave religiosa e cattolica.

Giunse addirittura a promuovere la compilazione di un'Enciclopedia cristiana italiana in risposta dell'Encyclopédie di Diderot e d’Alembert, che voleva dimostrare l’inutilità di Dio come spiegazione della storia guidata dalla ragione. Rosmini voleva dimostrare invece che la ragione non necessariamente cancella Dio.

Dopo la messa al bando di una quarantina di proposizioni delle sue opere, con il Post Obitum del 7 marzo del 1888, e il processo alla totalità del suo corpus, Rosmini si lasciò sopraffare dalle invidie e dalla rassegnazione: sul letto di morte, avvenuta nel 1855 a Stresa, lasciò in eredità a Manzoni le sue ultime parole "Adorare, tacere, godere", laconico testamento di un uomo che non fu capito dai suoi contemporanei, ma rimase smepre fedele ai principi del cattolicesimo.

Per oltre un secolo, il pensiero di Rosmini è stato censurato, vigeva il divieto di insegnarlo nei seminari, ma molti studiosi rosminiani hanno continuato a diffondere le sue idee e hanno permesso che l'interesse verso il roveretano non venisse meno.

Dopo il riscatto dalle accuse di eresia mosse ai suoi scritti e mai confermate, il religioso ha ritrovato dignità in seno alla chiesa grazie a papa Giovanni Paolo II che più volte lo ha nominato come ispiratore di molte concezioni e riflessioni del Concilio Vaticano II. 

Ma solo il 1 luglio 2001, 146° anniversario della morte di Antonio Rosmini, una nota della Congregazione per la dottrina della fede sul valore dei decreti dottrinali concernenti il pensiero e le opere del reverendo sacerdote Antonio Rosmini Serbati, a firma dall’allora Prefetto Cardinale Joseph Ratzinger liberava, dopo un secolo e mezzo di calunnie, la sua opera da ogni sospetto, riabilitando le 40 proposizioni al bando.

Rosmini è stato beatificato nel 2007 a Novara da papa Benedetto XVI che, inserendolo nell'albo dei beati della chiesa cattolica per la fondazione dell'Istituto della Carità e delle suore della Provvidenza rosminiane, ha riscattato totalmente il suo nome e il suo operato.


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04 Dicembre 2011 - 09:48 - © RIPRODUZIONE RISERVATA




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