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lunedì 12 dicembre 2011

Manovra invotabile 6 / Manca la vera patrimoniale sui grandi redditi: solo i ricchi non piangono

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Il premier Monti ha affermato che “le grandi ricchezze sono un concetto facile da cogliere mentalmente, ma difficile da individuare fiscalmente”. Quanta filosofia, da parte del professore, che però riveste subito i panni dell’economista per spiegare ai sindacati di dover fare cassa sui redditi medio-bassi. Perché quelli alti e altissimi, sostengono i bocconiani, sono irraggiungibili: non sei ancora matura, disse la volpe all’uva. Il Governo faccia uno sforzo, ha il dovere di distribuire più equamente il peso della manovra: introduca la patrimoniale invece di toccare le pensioni. Noi abbiamo chiesto che a pagare, questa volta, sia il 10% dei cittadini che detiene la metà  della ricchezza, e non quel 90% di italiani che si impoverisce sempre più. La crisi è drammatica e i sacrifici devono farli tutti, ma in proporzione alle possibilità: anche Berlusconi, tanto per dire. Se non si superano veti e resistenze delle forze politiche di centrodestra sulla patrimonale per i redditi più alti, la manovra dei “tecnici” è invotabile.

 

Noi non vogliamo votare contro questo provvedimento a tutti i costi, anzi: stiamo cercando di migliorarlo per renderlo più giusto, iniziando magari a chiedere un forte contributo a chi può permetterselo. Perché mai dalla platea dei cittadini chiamati a pagare i danni del precedente Governo devono essere esclusi i più facoltosi? È evidente che c’è lo zampino del centrodestra dietro questo tipo di storture, diversi esponenti del Pdl l’hanno detto chiaro e tondo: no alla patrimoniale, altrimenti ritiriamo il nostro appoggio. Il nuovo Esecutivo non può farsi ingabbiare da questo tipo di ricatti: deve lanciare il cuore oltre l’ostacolo perché ci sia davvero discontinuità.

 

Abbiamo presentato i nostri emendamenti per dare al decreto quell’equità di fondo che purtroppo manca: si può evitare di intervenire sulle pensioni, che il Ministro Fornero ha dimostrato di avere tanto a cuore, introducendo un’imposta sui grandi patrimoni mobiliari e immobiliari. Questa è giustizia sociale. La manovra è da lacrime e sangue, ma solo i ricchi non piangono, né tanto meno si svenano per contribuire a risanare i conti. Al posto loro, dovrebbero farlo i redditi più bassi: noi non ci stiamo, non era questa la nostra linea politica prima e non lo è neanche adesso.

 

La patrimoniale sui grandi redditi consente a chi ha lavorato per più di 40 anni di andare finalmente in pensione. È chiedere troppo? Il decreto sarà equo se amplierà notevolmente la tipologie di barche e auto di lusso soggette a tassazione, se introdurrà anche un’imposta di bollo sulle transazioni finanziarie come noi abbiamo chiesto. Le nostre proposte, incentrare sul criterio della progressività contributiva previsto dalla Costituzione, valgono miliardi di euro e consentono di alleggerire il peso del decreto per i tantissimi lavoratori già in difficoltà, chiedendo finalmente di rimboccarsi le maniche anche a quei pochi ricchissimi che di sacrifici, finora, non ne hanno proprio fatti. Abbiamo presentato pochi emendamenti per rendere la manovra socialmente sostenibile e ci auguriamo che il Governo alla fine proponga una ricetta diversa da quello precedente: se non sarà così, mi aspetto che non solo noi, ma tutto il centrosinistra si comporti di conseguenza.

 

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