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martedì 6 dicembre 2011

Tecnologia NASA salvalibri | Finzioni

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Papa Niccolò V, attorno al 1450, donò alla Città del Vaticano la sua personalissima biblioteca composta da un centinaio di manoscritti; i suoi successori, i papi Sisto IV e V – papa Sisto Sesto esiste, per ora, solo su Facebook ed è un figo pazzesco, ma è un'altra storia – portarono avanti il progetto della biblioteca vaticana, con una bolla che ne ufficializzò l'esistenza, il primo, e con la costruzione di un edificio, che è quello odierno, il secondo.

Ora, per capire di cosa stiamo parlando, i numeri della Biblioteca Vaticana sono questi:
1.800.000 volumi a stampa
8.300 incunaboli
80.000 manoscritti
74.000 documenti di archivio
100.000 incisioni
300.000 monete e medaglie

La notizia è che gran parte di questi si stanno lentamente deteriorando e, seppur mantenuti in locali appositamente studiati per la loro miglior conservazione, non sfuggono all'usura fisiologica dell'oggetto materiale; senza naturalmente contare che, la maggioranza dei testi non solo non sono consultabili, ma nemmeno accessibli dai più.

Per ovviare ad entrambi i problemi si è pensato alla digitalizzazione di quanto sia contenuto nella strabiliante biblioteca, che conterebbe, a lavoro ultimato, qualcosa come 45 "petabyte", ovvero 45 milioni di miliardi di byte! Fantastico, si potrebbe pensare, e invece no! Ad esempio non sarebbe il massimo se il tutto fosse caricato sui server di Aruba, di certo non consentirebbe ai prelati di dormire sonni tranquilli.

Si è quindi deciso di utilizzare una tecnologia messa a punto quarant'anni fa dalla NASA, che la utilizza tutt'ora per la conservazione delle foto delle missioni spaziali. Le immagini digitalizzate saranno inoltre disponibli e accessibili a tutti in un formato libero e aperto, il Fits, acronimo di Flexible Image Transport Systems. Si prevede che l'opera di conversione digitale durerà all'incirca dieci anni, ma già dall'anno prossimo saranno gradualmente disponibili alcuni testi.

Tutto bellissimo insomma.

Non dite al Vaticano che le immagini dallo Spazio potrebbero non essere mai esistite…

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