Fidarsi è bene, ma non fidarsi è meglio. Può sembrare eccessivamente banale, ma il nostro cervello ama funzionare in modo molto semplice e diretto. Se ci troviamo di fronte a un’immagine che non promette nulla di buono, i nostri sensi si focalizzano sulla scena per ricordarci che dobbiamo stare in campana. Come racconta Scientific American, si innesca addirittura un fenomeno percettivo - la rivalità binoculare - che esclude dal campo visivo tutto ciò che è rilevante. Ma la cosa più assurda è che spesso i nostri pregiudizi sensoriali sono frutto del gossip.
Vi sarà capitato almeno una volta di bloccarvi mentre passa una persona che detestate. Ok, avrete i vostri buoni motivi, ma spesso si nutre la stessa sensazione spiacevole anche quando ci si trova di fronte a perfetti sconosciuti. Ma perché succede? Tutta colpa di storie che li mettono in cattiva luce prima ancora che abbiamo il tempo di conoscerli meglio. Insomma, la prima impressione è quella che conta.
Ma agli scienziati non basta tirare in ballo i luoghi comuni. Così Lisa Feldman Barrett, psicologa della Northeastern University, ha cercato di capire se il gossip abbia veramente un effetto negativo sul modo in cui giudichiamo le persone a prima vista. In un articolo pubblicato su Science, ha registrato le reazioni di 66 volontari nei confronti di 30 volti sconosciuti e del tutto neutrali.
Come prima cosa, la scienziata ha condotto i suoi test mostrando ai partecipanti le immagini di facce sconosciute correlate di una breve informazione di carattere positivo, neutro o negativo sotto il profilo sociale. Questa prima fase rappresenta l’esposizione al gossip, dove i volti anonimi vengono appunto accomunati con immagini ben chiare: “aiutare una vecchina a attraversare la strada”, “superare un passante per strada” o “lanciare una sedia addosso a un compagno di scuola”.
Dopo questa fase di apprendimento del gossip, i volontari vengono messi di fronte a uno stereoscopio, ovvero un dispositivo ottico che mostra un’immagine differente a ciascuno degli occhi. Da una parte, vengono visualizzati i volti oggetto di gossip, dall’altra, immagini di case: un elemento del tutto estraneo al contesto. Ai partecipanti viene dunque chiesto di premere un bottone in corrispondenza di quale dei due oculari attiri la loro attenzione per primo.
I risultati raccolti da Feldman Barret mostrano chiaramente che i volontari dedicano la maggior parte dell’attenzione alle facce oggetto di gossip negativo. In questo senso, il fenomeno della rivalità oculare fa sì che il cervello, posto di fronte a due immagini incompatibili (un volto e una casa) scelga di visualizzare la prima soprattutto se questa è collegata a un’idea sgradevole. In poche parole, la faccia di chi commette cattive azioni (come lanciare una sedia contro un compagno di classe) è marchiata dal cervello in modo molto più intenso rispetto a quella di chi si comporta bene. Probabilmente si tratta di un meccanismo innato che ci protegge dai brutti ceffi, ma di sicuro può anche indurci a fare delle considerazioni sbagliate sulle persone che non conosciamo. Tutto sulla base di qualche chiacchiera poco lusinghiera.







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